Pime e liceo Candiani insieme per un dialogo a quattro voci

Cattolicesimo, ebraismo, Islam sunnita e buddismo a confronto nell'iniziativa organizzata presso la sede bustocca dei missionari: ragazzi interessati e punti di vista diversi con spunti comuni

Dialogo tra le fedi, una causa nobile e giusta per avvicinare gli studenti alla conoscenza delle diverse culture di un mondo fattosi piccolo piccolo con la globalizzazione. Da alcuni anni il PIME di Busto Arsizio, con il suo ufficio Educazione Mondalità, organizza in collaborazione con il Liceo Artistico “Candiani” la giornata del dialogo interreligioso. La mattinata presso la "base" dei missionari ha visto un’occasione genuina di incontro e di riflessione per i ragazzi, con laboratori educativi finalizzati a far riflettere e confrontare i ragazzi sul tema del trascendente e del dialogo tra opinioni, credenze, valori diversi. A confronto quattro esponenti della religione islamica, ebraica, cristiana e buddista, stimolati dalle domande dei ragazzi, 150 alunni delle classi terze del "Candiani".
Che hanno posto questioni del tipo: ci sono valori da condividere al di là delle fede di appartenenza? Oppure: quale è il ruolo dello straniero, del migrante, nella vostra religione?

A rispondere erano padre Paolo Salamone del Pime in rappresentanza dei cattolici, Edoardo Fuchs, della comunità milanese, per gli ebrei, Sumaya Abdelqader, perugina di genitori palestinesi, per l’Islam sunnita,e Marina Canova, monaca buddista secondo la tradizione lamaista tibetana.
Valori comuni che emergevano quelli del rispetto, della responsabilità, dell’amore e della fiducia; anche della famiglia, per Sumaya; per Marina la regola aurea del "non fare ad altri ciò che non vuoi che venga fatto a te", la compassione per tutte le creature senzienti, non solo l’uomo, l’agire tenendo presente la felicità altrui, l’essere attivi e non passivi, il considerare la comune appartenenza alla razza umana; la vita, e a braccetto con questa l’amore, per il quale si può anche arrivare a sacrificarsi, nella risposta tipicamente cristiana di padre Paolo. Più sfumato il parere di Edoardo: con un Dio giudice a capo, l’uomo di fede giudaica non è messo nel mondo a caso e i valori, se sono universali, sono consustanziali all’universo stesso come voluto dal Creatore, che richiede agli umani di essere a un tempo rigorosi nel rispetto della legge divina e misericordiosi. Giustizia e misericordia come pilastri del mondo.
Anche sul ruolo dello straniero le fedi hanno da dire. Quella islamica parte dalla tradizione araba dell’ospitalità, fondamentale tra i popoli del deserto e delle oasi; Sumaya distingueva poi la tolleranza, come un’accettazione forzosa, dall’accoglienza e dall’interazione attive. Da punto di vista buddista, è l’altare con le sue sette ciotole a ricordare simbolicamente al praticante le sette forme di accoglienza da riservare all’ospite (acqua, luce, cibo, incenso, eccetera). Straniero, poi per la monaca buddista può essere anche il vicino di casa, se non lo conosci, o il fratello con cui non parli da anni. Contro «chi è fuori dalla mia percezione di appartenenza, scattano dei meccanismi di paura. Ognuno deve lavorare su se stesso» è il messaggio buddista: «sono i concetti di “io” e “mio” la causa di ogni sofferenza, la separazione è l’errore che mi fa vivere male, e che rimosso mi fa aprire all’altro». Per gli ebrei questo dello straniero è un punto doloroso e ben noto: essi stessi "altri" per millenni ovunque fossero, fin dall’Egitto della schiavitù, quando la Bibbia in più punti ripete l’obbligo di amare il prossimo e lo straniero. Per il cristiano, poi, il viandante può essere Cristo stesso in cammino, e la questione non si dovrebbe nemmeno porre. Invece si pone eccome.

La professoressa Franca Sesto del "Candiani" ricorda che la giornata del dialogo interregioso è legata un progetto di educazione alla cittadinanza che rientra nel Piano dell’offerta formativa del liceo Candiani. «Facciamo un percorso di preparazione sul pluralismo religioso e sullo studio comparato delle fedi, cristianesimo, buddismo, ebraismo, Islam. Lo scopo è educare i ragazzi all’incontro con l’altro, che parte dalla conoscenza come strumento per liberarsi dalla paura. Vorrei sottolineare che con questi quattro relatori, con cui da tre anni ci troviamo, è nata un’amicizia vera, realizzando il dialogo in modo concreto». La mattinata era iniziata con laboratori sul dialogo e giochi interattivi. Alla fine della tavola rotonda i quattro relatori si sono messi ognuno ai quattro angoli del locale a ricevere le domande spontanee dei ragazzi. «Ognuno resta quello che è, a nesuno viene chiesto di cambiare fede, l’importante è parlarsi» conclude Sesto. «Persino la conflittualità ci può accompagnare, quando resta nell’ambito del rispetto reciproco».

Positivo il parere degli studenti: con Francesco, Pietro, Marta e Marco nostri quattro "commentatori" d’eccezione. «Non è solo una giornata di scuola diversa, ti fa capire che non puoi stare rintanato in te stesso e crederti l’unico al mondo, con la paura del diverso che c’è in giro» riflette Pietro. «Il nostro è un mondo in cui si fa una gran fatica a capirsi, non possiamo condividere tutto ma si può cominciare dal rispetto fra le persone». Per Marta «l’attività che abbiamo svolto stamane, analizzando concetti e frasi propri di ogni fede, ci ha fatto capire che esistono valori che ci accomunano, e che la verità viene solo vista da angolature diverse». «Si viene in contatti con punti di vista differenti» aggiunge Francesco, «ed è un bene, ci apre a mentalità estranee. Stranieri siamo tutti, anche fra italiani: non c’entra niente. Bisogna accettare tutti». Per Marco, infine, «non una classica giornata di spiegazioni da ascoltare seduti e basta, ma un dialogo vero, anche dai concetti profondi, che ti “tirava dentro”».

di redazione@varesenews.it
Pubblicato il 25 novembre 2010
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