Seicento famiglie e una caldaia, qui il comunismo non è ancora crollato

Succede a Sant'Anna, quartiere popolare di Busto dove il riscaldamento è (più o meno) uguale per tutti. C'è chi vorrebbe superare il sistema attuale e mettere la termoregolazione autonoma ma le difficoltà sono tante

A Busto Arsizio c’è un quartiere in cui il comunismo non è ancora crollato, è il quartiere Sant’Anna dove 608 famiglie hanno una sola centrale termica e tra i cittadini è in atto una vera e propria disfida tra chi vorrebbe superare questa sorta di socialismo del calorifero e chi vorrebbe migliorarlo. La battaglia è tra la commissione riscaldamento, formata da alcuni cittadini del quartiere e che vigila sul funzionamento del sistema, e Franco Cascio del comitato di Sant’Anna che vorrebbe i contacalorie in ogni appartamento. Sant’Anna più che un quartiere è un supercondominio nel quale le decisioni vengono prese collettivamente tramite una grande assemblea. Cascio porta avanti la sua idea: «Con questo sistema vecchio e poco efficiente c’è chi muore dal caldo e chi, invece, muore dal freddo», ma la commissione, dati alla mano, risponde: «La temperatura di tutti gli appartamenti oscilla tra i 19 e i 23 gradi e non va mai sotto o sopra queste gradazioni». Dopo le polemiche dei giorni scorsi, sollevate dal cittadino Cascio, oggi la commissione ha convocato i giornalisti per mostrare quanto si sta facendo: «L’idea di Cascio è giusta in linea generale – sostengono dalla commissione – ma non è applicabile in quanto costerebbe 6 mila euro per appartamento e non porterebbe reali vantaggi perchè gli appartamenti sono riscaldati da pannelli e non da radiatori».

Il quartiere, infatti, è riscaldato da una centrale termica a metano che irradia calore tramite acqua calda che scorre nelle serpentine. Dalla centrale l’acqua arriva alle sottostazioni sparse per tutto il quartiere e, quindi, nelle abitazioni. Le bollette non sono care e chi paga di più non supera i 1500 euro annui di riscaldamento. Ma Cascio non ci sta e ha fatto preparare dei preventivi che dimostrano che con una spesa minore di 6 mila euro si possa arrivare ad una termoregolazione del calore nelle abitazioni sfruttando anche gli incentivi governativi che abbatterebbero i costi del 55%: «Non è proprio così – ribattono dalla commissione – l’incentivo non può essere applicato alla maggior parte dei condomini in quanto sono in maggioranza pensionati al di sotto della soglia dei 10 mila euro e siccome lo sconto lo scalerebbero dall’Irpef non sarebbe possibile per loro accedere a questi incentivi in quanto non la pagano».

Disquisizioni tecniche a parte i due tecnici incaricati della manutenzione stanno lavorando per ridurre al minimo i disagi dovuti alle differenze di temperatura negli appartamenti: «Quello che stiamo facendo – spiegano – è pulire tutte le valvole di regolazione degli appartamenti e ritararle abitazione per abitazione. Con questo sistema abbiamo già migliorato sensibilmente la distribuzione del calore in un condominio pilota». Questo sistema, molto meno costoso (poco più di 100 euro ad appartamento), non permetterà di regolare a proprio piacimento le temperature ma è in grado di ridurre gli sbalzi che soffrono alcune abitazioni rispetto ad altre. «E’ il meglio che possiamo fare con la minima spesa – concludono i tecnici – d’altra parte questo complesso di palazzi è nato in questa maniera e non è facile adattarlo ai tempi moderni senza sconvolgere l’attuale assetto».  La battaglia tra socialismo reale e individualismo continua, c’è da aspettarselo, nel quartiere dove il comunismo, crollato quasi ovunque, si è nascosto per decenni e ora riaffiora sotto le spoglie di una centrale termica.

di redazione@varesenews.it
Pubblicato il 26 novembre 2010
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