Nuova stretta sui sussidi agli invalidi
Allo studio, misure per contenere il debito crescente dell'assicurazione invalidità. L'obiettivo è il risparmio di 550 milioni di franchi
Il debito dell’assicurazione invalidità (Ai) ha raggiunto i 14 miliardi e cresce ogni anno.
Quella della crisi degli enti previdenziali è una caratteristica che sembra accomunare tutte le
assicurazioni sociali in una società, come quella svizzera, che invecchia e nella quale diventa
sempre più difficile entrare nel mondo del lavoro soprattutto per chi – come gli invalidi – è stato
meno favorito. Come uscirne per evitare il collasso? È il quesito che viene proposto regolarmente.
È stato il caso per l’assicurazione contro la disoccupazione, la cui riforma è stata recentemente
votata dal popolo. È ora il momento, per la terza volta in pochi anni, della Ai.
Una nuova stretta è stata ritenuta necessaria dal Consiglio federale e dalla maggioranza del
Parlamento allo scopo di contenere la crescita del disavanzo, nonostante i correttivi già apportati e
che comprendono – a partire dalla fine di quest’anno – anche un aumento del tasso dell’Iva seppure
per un periodo limitato di tempo.
Con la sesta revisione (la cui prima parte è quella attualmente in discussione davanti alle Camere)
si mira a contenere le uscite annue per un totale di 1 miliardo e 300 milioni. Nella prima fase
l’obiettivo di risparmio è di 550 milioni. Ad essere toccati saranno in particolare coloro che soffrono
di malattie psichiche.
Il Consiglio degli Stati ha già accettato la proposta di riforma ed ora, a parlarne, è il Consiglio
nazionale. Nei giorni scorsi alla Camera del popolo si è aperta la discussione. Tra i temi che
dividono il Consiglio nazionale figura quello legato alla fissazione di quote di assunzione per i
disabili. La maggioranza della commissione che si è occupata della questione propende per una
quota dell’uno per cento del personale all’interno di aziende che occupano almeno 250 persone.
Questo allo scopo di consentire l’integrazione dei beneficiari della Ai nel mondo del lavoro.
Il confronto, al Nazionale, è vivace. La sinistra (socialisti e Verdi) che parla di “sindrome da
revisionite acuta” contesta soprattutto il taglio delle rendite che colpirà un numero importante di
assistiti (la deputata ginevrina Marie-Ruth Bernasconi ha paventato una violazione dell’articolo 41
della Costituzione che prevede l’obbligo morale di provvedere a tutte le persone che si trovano in
difficoltà).
Il fronte borghese risponde tuttavia che al popolo è stato promesso un risanamento della Ai in
cambio dell’aumento del tasso di imposizione dell’Iva, questo in occasione dell’ultima votazione
sulla materia. “In gioco vi è il futuro di un istituto sociale che perde miliardi ogni anno. Sarebbe da
irresponsabili mantenere l’Assicurazione invalidità utilizzando le carte di credito dei nostri figli” – è
stato il monito rivolto in particolare alla sinistra dal consigliere nazionale ticinese Ignazio Cassis,
che è uno dei due relatori sulla revisione.
Nonostante l’opposizione della sinistra, il Consiglio nazionale ha comunque deciso di entrare in
materia e, con buona probabilità, la nuova riforma dell’assicurazione invalidità sarà accolta dal
Nazionale.
Restano aperte alcune incognite. La principale è quella legata alla fissazione di quote minime per
l’assunzione di invalidi nelle aziende. La maggioranza della commissione si è espressa a favore,
ma il Parlamento rimane diviso. Se il principio delle quote di assunzione dovesse essere accolto,
sicuramente l’Unione democratica di centro si opporrà o (nella migliore delle ipotesi) si asterrà
sulla nuova revisione della Ai. Ciò potrebbe portare, tenuto conto della opposizione della sinistra,
ad un voto negativo.
È più o meno il medesimo scenario emerso nella discussione sull’Avs. In questo caso il dossier
è destinato a tornare al Consiglio degli Stati che non se ne occuperà, tuttavia, nel corso della
sessione invernale.
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