Mendicanti e suore, tutti corrono a grattare
Il gestore di una delle ricevitorie più frequentate di Milano racconta la "fauna" di persone che vede ogni giorno dal gabbiotto del suo botteghino
Mendicanti che giocano con i pochi spiccioli che riescono a racimolare. Minorenni che ci provano e poi mandano le madri a protestare se non viene concesso loro l’agognato gratta e vinci. Addirittura suore che tra una preghiera e l’altra non rinunciano all’ebbrezza di una grattatina alla scheda che promette milioni di euro. Sono solo alcune delle tipologie di giocatori più o meno incalliti che giocano in una delle ricevitorie/tabaccherie più frequentate di Milano. È uno dei gestori che ci racconta quello che vede dal suo osservatorio “privilegiato”: preferisce rimanere anonimo, ma quello che descrive è uno spaccato senza dubbio interessante. «Da quello che posso osservare – spiega -, mi sento di poter dire che i giochi come superenalotto, lotto e simili sono i meno compulsivi. Di certo i “giocatori” da gratta e vinci sono quelli che si fermano con più difficoltà, troppo spesso quando di soldi in tasca non ce ne sono più. Da noi vengono persone di ogni tipo e stratificazione sociale: ci sono i bancari che in pausa pranzo comprano uno o due schede da grattare e i giocatori seriali che fanno anche grosse puntate inseguendo numeri ritardatari. Uno di loro arriva a spendere 800 euro a estrazione seguendo uno schema di gioco tutto suo, ed ogni tanto vince anche rientrando della spesa». Oltre a lotto, superenalotto, win for life e simili, ci sono una serie infinita di gratta e vinci che vanno da 1 a 20 euro a scheda, promettendo vincite milionarie (la più ghiotta ha come primo premio 5 milioni di euro).
Alla ricevitoria del nostro interlocutore giocano come detto varie tipologie di persone: «Ci sono tanti immigrati, i più incalliti sono i filippini: una ragazza una volta ha vinto ed è venuta a ringraziarci perché con quei soldi ha potuto comprare un mezzo di trasporto nel suo paese. Ci sono mendicanti che quando raccolgono la quota per pagare una scheda corrono a giocare, c’è chi gratta di continuo ma non vuole far vedere di conoscere il mondo del gioco – spiega il gestore che abbiamo interpellato -. Noi non facciamo nulla per incentivare la gente a giocare e non abbiamo ritorni, premi o altro; non sappiamo se si verificano vincite alte, perché quelle le riscuotono direttamente in banca. Non diamo le schedine ai minorenni e a volte ci siamo visti arrivare madri stupite e un po’ arrabbiate per la mancata vendita. Una volta ci è toccato vedere una suora che ha preso un gratta e vinci per un ragazzino al quale avevamo negato poco prima la scheda. Sentiamo spesso frasi del tipo “ancora uno e poi basta” oppure “è l’ultimo che prendo”, ma da noi non ci sono giocatori compulsivi: probabilmente qualcuno fa anche i debiti, ma finchè si tratta di contanti quando sono finiti non si può più giocare».
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