Cimberio: la crisi vista dagli esperti

Tre giornalisti di testate nazionali provano a spiegare il momento nero della squadra di Recalcati e promuovono il consorzio con un avvertimento: «In Italia è una formula difficile da realizzare»

Il periodo nero della Cimberio preoccupa tifosi e società: una sola vittoria nelle ultime nove gare e una classifica sempre più corta alle spalle non lasciano tranquilli tanto più alla vigilia di una partita dal pronostico sulla carta "chiuso" sul campo della capolista Siena. Come affrontare questo momento difficile? E quali sono cause e soluzioni? Lo abbiamo chiesto a tre addetti ai lavori, giornalisti di testate nazionali di diverso tipo (un quotidiano sportivo, una radio e un settimanale) che possono valutare la situazione in maniera imparziale e distaccata: ecco dunque le opinioni di Piero Guerrini (Tuttosport), Carlo Genta (Radio 24) e Claudio Limardi (Superbasket) che per concludere ci hanno dato un parere anche sull’innovativa esperienza del consorzio "Varese nel cuore".

Secondo lei era prevedibile un passaggio a vuoto del genere per una squadra come la Cimberio?
P. Guerrini (foto a lato):
«Prevedibile forse no, però è una cosa che ci può stare soprattutto all’interno di un campionato equilibrato – seppur verso il basso – come la Serie A di quest’anno. Varese soffre ma non è la sola: anche squadre come Cremona o Biella, inizalmente messe tra le sorprese positive, stanno attraversando periodi molto difficili. Dico questo perché basta un semplice infortunio a un giocatore importante per cambiare completamente l’andamento della stagione, proprio a causa di quell’equilibrio cui accennavo. In quest’ottica si può spiegare questo passaggio a vuoto».
C. Genta: «Secondo me sì, era prevedibile. Varese è squadra costruita con intelligenza in base alle poche risorse disponibili, con giocatori contati e di livello simile: un "telaio" che però ti fa camminare sul filo del rasoio. Quando arriva qualche intoppo, come nei tempi recenti, il rischio è quello di tagliarsi».
C. Limardi: «Una vittoria su nove, obiettivamente è un po’ troppo soprattutto dopo l’ottimo inizio avuto dalla squadra di Recalcati. L’attuale record è comunque quello che ci si poteva aspettare all’inizio della stagione, a questo punto del campionato. Va anche detto che nelle ultime nove partite la Cimberio ne ha persa qualcuna per un pizzico di sfortuna e per qualche fischio indigesto come contro Milano e Biella: con quattro o sei punti in più staremmo parlando di tutt’altro, non di crisi».

Qual è a suo avviso il problema principale dei biancorossi?
P. Guerrini:
«Per Varese e per tutte le altre il problema principale sono gli infortuni; nel caso della Cimberio poi ci può essere anche l’illusione arrivata con quell’avvio così buono che fa sembrare peggiori le cose. Comunque ritengo che, tolte le prime tre squadre e la Virtus, tutte le altre non possano dormire sonni troppo tranquilli perché i problemi ci sono e ci saranno per ogni club».
C. Genta (foto a lato): «Sono due, gli infortuni e il rendimento di Slay. Per la prima risposta il problema si fa sentire soprattutto in allenamento, perché quando Recalcati si trova con sei o sette uomini "abili" in settimana, è logico che non possa avere una squadra al top la domenica. Ron invece è il giocatore, forse l’unico, che può davvero fare la differenza: quando però resta in campo meno di 20′ per problemi di falli e quindi non ha il tempo e il modo di andare a pieno regime, la squadra soffre a livello di risultati».
C. Limardi: «Direi che Varese deve contrastare prima di tutto i problemi fisici, a partire dall’infortunio di Jobey Thomas e dai diversi acciacchi di Rannikko. Tra l’altro l’organico di Recalcati non è profondissimo, non ha grande freschezza atletica e ciò si sente quando ci sono giocatori non al top dal punto di vista fisico. Infine, pur tra altri pregi, la Cimberio non ha nel suo dna una grande attitudine difensiva».

C’è una soluzione per uscire al più presto dalla secca?
P. Guerrini:
«La soluzione non può arrivare da chi, come me, osserva da lontano ma dev’essere trovata dall’allenatore e dalla società. Forse basterebbe vincere una partita per ridare serenità a livello mentale o, anche nel caso della Cimberio, tornare al più presto al completo: con un giocatore infortunato il mercato "a gettone" è la via più semplice ma giustamente bisogna anche fare i conti con il bilancio, quindi non è semplice trovare giocatori in grado di sostituire bene chi manca».
C. Genta: «Innanzitutto è fondamentale non perdere la testa. L’equilibrio ha creato una classifica ancora molto aperta, dunque credo non sia ancora arrivato il momento di svenarsi o peggio indebitarsi per tentare il tutto per tutto sul mercato. Piuttosto sarebbe interessante trovare il modo di allenarsi meglio in settimana, o trovando un giocatore adatto allo scopo di allungare la rosa o, ancora meglio, organizzando le vecchie amichevoli del mercoledì che oggi si usano molto poco. A Varese c’è una Robur di ottimo livello in B2: giocare assieme sarebbe un vantaggio per entrambe le squadre».
C. Limardi (nella foto): «Per quanto riguarda la difesa non è pensabile che un gruppo di veterani cambi la propria indole, però può senz’altro migliorare nei meccanismi collettivi. Poi, secondo me, aggiungendo un giocatore in rosa ne guadagnerebbe la profondità della squadra. Detto questo, mi pare che la Cimberio non sia comunque tra le messe peggio: le dirette rivali per esempio puntano forte sul quintetto ma sono ancora più "corte". Alla lunga, avendo otto uomini allo stesso livello può essere un vantaggio».

Lanciamo uno sguardo più ampio al basket varesino. Come valuta l’esperienza del consorzio proprietario del club?
P. Guerrini:
«Conosco ancora poco la situazione, ma a prima visto credo che sia la miglior idea possibile non solo per voi ma per tutto il basket italiano. Varese sta indicando una strada a tutti: solo con operazioni simili si può salvare uno sport finora troppo legato a singoli mecenati e coinvolgere un intero territorio. Per un giudizio complessivo però ritengo sia necessario aspettare l’anno prossimo, perché quest’estate il consorzio è di fatto nato dopo la costruzione della squadra».
C. Genta: «L’idea mi sembra splendida anche se ritengo che in Italia sia una soluzione di difficile realizzazione, perché l’abitudine di chi mette i soldi è quella di comandare. Se però Cecco Vescovi e i suoi collaboratori riusciranno a centrare l’obiettivo che si sono preposti, saranno i veri vincitori della stagione del basket italiano. È una sfida affascinante ma, secondo me, molto dura».
C. Limardi: «Il consorzio è "all’anno uno": per valutarlo bisogna attendere. In Italia queste "costruzioni collettive" difficilmente funzionano ma a Varese hanno voluto spingersi oltre, sino ai margini dell’azionariato popolare, perciò dico che è un lavoro bello e interessante. L’importante è che gli aderenti si identifichino in una persona unica e la deleghino a prendere le decisioni, come sta accadendo con Vescovi. Ci sono alcune franchige NBA che funzionano con questo meccanismo, seppur con meno soci, come per esempio i Chicago Bulls: anche per questo "Varese nel cuore" è una formula da seguire con attenzione».

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Pubblicato il 03 Febbraio 2011
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