Binelli su FB: “Se suonano l’inno dell’oppressione esco dall’aula”

Una discussione sul web diventa oggetto di polemica tra i partiti

Il Tricolore infiamma di nuovo la discussione politica a Varese. Tutto nasce dalla disputa tra la Città giardino e il Pirellone su chi ha preso prima la decisione di far suonare l’Inno di Mameli all’apertura delle sedute.
Fabrizio Mirabelli ha pubblicato sulla propria pagina di Facebook la propria posizione. Hanno fatto seguito una serie di commenti tra cui quelli dell’assessore Fabio Binelli. L’assessore ieri nel pomeriggio ha testualmente affermato “se suonano l’inno dell’oppressione, io sto fuori dall’aula”. Da lì si sono scatenati commenti e prese di posizioni. Per quanti non possono leggere tutta la sequenza ve la riportiamo integralmente, fino alle 17.45, qui di seguito

Fabrizio Mirabelli
Noi, a Varese, abbiamo anticipato la Regione Lombardia. Cosa si inventeranno adesso il sindaco Fontana e la Lega nord che avevano parlato di "strumentalizzazione"? Il sindaco Fontana è forse contrario anche a questa decisione della Regione Lombardia? La verità è che la Lega nord per l’indipendenza della Padania deve decidere: o è per l’indipendenza della Padania o è per l’unità dell’Italia. L’ambiguità non paga.
Ieri alle ore 15.22 • Mi piace • 4 persone

Fabio Binelli
Mmmmmm, mi sembra che su questo tema siamo tutto fuorché ambigui.
Ieri alle ore 16.08

Fabrizio Mirabelli
Caro Fabio,che siate ambigui o meno a me, in verità, interessa poco. Qualcuno, per esempio, potrebbe anche domandarsi come mai, se siete per l’indipendenza della Padania, rimaniate incollati alle comode e ben pagate poltrone romane. A me interessa solo che dal prossimo Consiglio comunale, per tutto il 2011, prima di ogni seduta sia suonato l’inno di Mameli. Così come ha deciso la Regione Lombardia e così come hanno chiesto 21 consiglieri di Varese, ovvero la maggioranza del Consiglio comunale. Mi auguro che quando risuoneranno le note dell’inno italiano sppiate mantenere un contegno decoroso.
Ieri alle ore 16.40 • Mi piace • 3 persone

Raffaella Greco
‎… sicuramente mai ambigui! bisogna valutare se però nella nn ambiguità siete anche politicamente corretti!
Ieri alle ore 17.30

Enzo Longhi
delle due l’una: o si è per(l’indipendenza della Padania) o non lo si è.
Non ho capito se Binelli, che dice di non essere ambiguo, lo è o no. Siccome (come io penso ) lo è, come lo sono i suoi sodali, bisogna che spieghino come il giuramento sulla Costituzione Italiana (che se non lui, i suoi amici ministri hanno fatto) si concili con una volontà secessionista
Mostra tutto
23 ore fa

Enzo Longhi ‎
@Fabrizio: il problema vero è che dalle ns parti l’ambiguità paga, eccome paga!
23 ore fa

Fabio Binelli
le poltrone romane le paga la Padania, quindi se c’è qualcuno che se ne dovrebbe distaccare sono quelli che sostengono che la Padania non esiste
22 ore fa •

Fabio Binelli
se suonano l’inno dell’oppressione, io sto fuori dall’aula
22 ore fa

Raffaella Greco
bene! Meno uno!!
21 ore fa

Margherita Giromini
Oppressione? Ma come, con tutti i regali che taluni ricevono dal nostro Belpaese, inclusa Roma capitale!
20 ore fa

Claudio Tedeschi ‎-
Binelli smettila, e con te dovrebbero smetterla tutti quelli "del nord" che nella vita non hanno capito altro che l’egoismoe l’opportunismo, la gente del nord ha sfruttato le occasioni, i benifici di stato come tutta Italia, ti hanno "inculcato" (come dice il tuo amico alleato) che il nord è la nuova " RAZZA ARIANA " ma non è così, la storia ha i suoi tempi, ce lo ha insegnato e ce lo insegnerà di nuovo,Io sono del nord, ma non sono scemo, la padania è notoriamente una denominazione geografica, che non ha nulla da rivendicare come nazione, ma queste spigazioni per certe mentalità sono incomprensibili, spero solo che la nuova storia non ce lo insegni come 70 anni fa, ( perchè molti di quelli che credevono di essere i migliori, non hanno avuto la gioia di appurarlo).
18 ore fa • Mi piace • 1 persona

Fabio Binelli
Metternich diceva la stessa cosa dell’Italia: e’ un’espressione geografica…
8 ore fa

Fabrizio Mirabelli
Caro Fabio, mi dispiace che, quando le note dell’inno di Mameli risuoneranno a Palazzo Estense, tu uscirai dall’aula. Tuttavia, visto che tu sei un ammiratore di Maria Teresa, Francesco Giuseppe, Metternich, l’Impero Asburgico, credo proprio che non sentiremo la tua mancanza. Ti consiglio, tuttavia, di non sostare neanche fuori dal Consiglio comunale, dove ci sono le lapidi che ricordano tutti i patrioti varesini che sono morti per l’unità d’Italia. Potrebbero rivoltarsi nella tomba.
7 ore fa • Mi piace • 1 persona

Andrea Civati
Dovrebbero essere chieste le dimissioni di un Assessore che definisce "oppressione" l’appartenenza all’Italia. E’ una cosa gravissima.
Come assessore rappresenta tutti i cittadini di Varese, anche chi non la pensa come lui.
Faccio una proposta: liberiamo Binelli dall’oppressione…
7 ore fa

Fabio Binelli
Proprio alle tue spalle in consiglio comunale, c’e’ l’effigie del filo-austriaco Francesco III d’Este, cui dobbiamo il palazzo e i suoi giardini. Perche’ non proponi la rimozione dell’ austriacante e di ribattezzare Palazzo Estense come Palazzo Italia? Ma forse e’ meglio demolirlo: e’ progettato ad imitazione di Schoenbrunn a Vienna, quale offesa per la citta’!!
3 ore fa

Fabrizio Mirabelli
Caro Fabio, non mi mai passata e mai mi passerà per la testa una simile corbelleria: l’effigie del filo-austriaco Francesco III d’Este deve restare per ricordare a voi leghisti che la città di Varese, che ha dato i natali a tanti patrioti italiani, si è liberata deglii austriaci e dei loro amici 150 anni fa. Varese non ha paura del proprio passato ma vive nel presente e vuole guardare verso il futuro. E nel presente e nel futuro di Varese, per fortuna, c’è solo l’Italia. Se voi leghisti vi sentite più austriaci che italiani potete sempre emigrare in Austria. P.S. L’inno dell’oppressione era quello asburgico; quello italiano è l’inno della libertà.

Caro Fabio, l’inno italiano è l’inno della libertà. L’inno dell’oppressione è quello asburgico. Credo che, nell’anno del 150° anniversario dell’unità d’Italia e a pochi giorni dalla visita del presidente della Repubblica, la tua dichiarazione sia vergognosa. Se davvero non ti senti italiano, dovresti valutare l’ipotesi di dimetterti. Nessuno, infatti, ti obbliga a fare l’Assessore in un Comune italiano.


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Pubblicato il 10 Marzo 2011
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