Il rebus del PdL bustocco: tagliare o ricucire con la Lega?
Opzioni diverse a seconda delle sensibilità politiche, nel partito di Berlusconi ancora scosso dallo "strappo" del Carroccio. Da chi dice "Torneranno" a chi manderebbe a casa anche l'amministrazione provinciale
Se il provinciale sembra intenzionato a optare per la linea dura, pur con dei "se" legati alla speranza di un ripensamento leghista almeno a Busto Arsizio, in quest’ultima città gli esponenti locali del PdL dibattono intensamente il "che fare?" del dopo-abbandono da parte della Lega Nord. Ed emerge, com’era facile immaginare, che la vera e propria incredulità per l’entità dello strappo consumato dal Carroccio induce a credere ancora possibile, se non probabile, una composizione in extremis.
Quattro pareri di altrettanti consiglieri comunali del partito di Berlusconi bastino comunque a dare l’idea del confronto serrato doi posizioni a volte molto diverse, e comunque plurali, all’interno del movimento-contenitore fondato dal Cavaliere di Arcore.
Naturalmente, la massima durezza la si trova alla destra estrema del PdL, da sempre in rapporto non molto amichevole con la Lega, se non altro per l’incrociarsi dei rispettivi terreni di caccia elettorale. È Ninetto Pellegatta, l’onorevole e decano del consiglio comunale, a proferire i commenti più aspri: lui è della scuola di chi non solo considera definitiva la rottura a livello cittadino, ma vuole replicarla altrove. «La mia idea è andare da soli a Varese, far cadere la Provincia» (anch’essa governata dlal’asse Lega-PdL), ma anche estromettere gli assessori leghisti da quel che resta dell’amministrazione Farioli, per evitare campagne elettorali improprie. C’è solo un piccolo "però": un bilancio da votare. Insieme, possibilmente.
Più mite un cattolico come Enrico Salomi, che però non perdona tanto facilmente. «I leghisti si prenderanno le loro responsabilità. In una separazione fra marito e moglie, c’è modo e modo, si può anche evitare di finire a piatti che volano contro i muri. Al di là di tutto, a me interessa solo vincere, e sono convinto che Gigi Farioli e il PdL lo faranno. Gli elettori puniranno questa sterzata della Lega», quasi sostituendosi a un giudizio divino.
Diego Cornacchia, della corrente di Libero Confronto, dall’alto di vecchie esperienze analizza la situazione. «Il mio gruppo considera che come PdL abbiamo anche noi un’identità da difendere, dovessimo andar da soli, poco male» dice «ma non si può che riconoscere che il connubio con la Lega è stato proficuo, soprattutto per rimediare ai guasti della precedente gestione (monocolore leghista ndr). La stessa contrapposizione politica all’interno dell’amministrazione è stata utile» argomenta, «il confronto serrato tra le parti qualifica la vita politica e la proposta amministrativa, lo so, io ho vissuto la stagione del pentapartito; mentre trovo invece che un monocolore non gioverebbe alla città, quello leghista (1993-2002) ha fatto solo disastri. Auspichiamo pertanto un sereno confronto, e credo ci siano ancora spazi di trattativa».
Un auspicio condiviso dal capogruppo Sandro Orsi. «Sono convinto che torneranno» dice il consigliere, «non posso credere che non ci sia una responsabilità politica nella Lega. Manca solo una condivisione di programma», e non è un "solo" di poco conto: «è chiaro che serve un cambio di passo».
Chi è stato più colpito di tutti, è chiaro, dallo strappo leghista, è però non questa o quella corrente pidiellina, questo o quel consigliere, ma il sindaco. Quel Gigi Farioli che molto si è adoperato per tenere insieme la coalizione, e non pochi sgambetti ha perdonato o condonato agli (ex) alleati leghisti, i quali in un’occasione lo avevano mandato talmente fuori dai gangheri da indurlo a pubbliche dimissioni-choc, puntualmente e altrettanto pubblicamente rimangiate pochi giorni dopo. Pur essendo stato apertamente indicato fin da ottobre come ricandidato da Nino Caianiello, ma nell’ìpotesi, allora, di una continuità dell’alleanza, ci sarà ora chi pensa di poter ancora ricondurre il Carroccio… nella stalla con opzioni differenti. Mai dire mai, ma se è vero che cè qualche mal di pancia verso la persona di Farioli, è anche vero che la sua popolarità e riconoscibilità come figura pubblica, coniugate ai superiori numeri di cui, almeno in teoria, dispone il PdL, ne fanno pur sempre il favorito per la rielezione. Fermo restando che in politica, tutto può essere.
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