No al blocco dei ristorni. Salvi, per ora, i comuni di confine
Il Consiglio federale propone di bocciare la mozione del leghista Norman Gobbi che chiedeva di fermare i versamenti dalla Svizzera all'Italia
Il tentativo di bloccare i ristorni che la Svizzera versa all’Italia (e che vengono girati successivamente ai comuni di confine a fronte delle imposte pagate dai lavoratori frontalieri) non trova l’appoggio di Berna. Il Consiglio Federale, il governo elvetico, ha proposto infatti di respingere la mozione avanzata da Norman Gobbi, ex consigliere nazionale della Lega dei Ticinesi e oggi Consigliere di Stato che avrebbe voluto fermare questi pagamenti. Nell’istanza, controfirmata da altri 25 deputati del vicino cantone, si chiedeva all’esecutivo di bloccare i versamenti all’Italia almeno a condizione di una revisionde dell’accordo sulla doppia imposizione tra i due stati e dell’eliminazione della Svizzera dalla "black list" del fisco italiano. La mozione invitava inoltre il Governo a versare a Ticino, Grigioni e Vallese la parte eccedente dei proventi fiscali versati all’Italia (38,8%), rispetto all’aliquota concordata con l’Austria (12,5%).
La risposta del Consiglio federale non chiude totalmente la possibilità di rivedere la quota dei ristorni, evenutalità che resta dunque aperta, tuttavia lascia poco spazio al merito e ai dettagli della questione: afferma infatti l’impegno del governo a seguire "attivamente l’evoluzione delle relazioni con l’Italia, secondo partner commerciale della Svizzera, con cui il nostro Paese intrattiene tradizionalmente buoni rapporti". In merito alle tensioni dell’ultimo anno, iniziate con lo scudo di Tremonti, proseguite con i fiscovelox per "pizzicare" gli evasori alla frontiera e peggiorate con l’inserimento della Svizzera nella lista nera dei presunti paradisi fiscali, il Consiglio auspica il conseguimento di una "soluzione consensuale con l’Italia" che "dovrebbe essere possibile". Toccare una risorsa fondamentale per la sopravvivenza dei comuni dei frontalieri, come i ristorni, non sembra dunque andare nella direzione del dialogo (basti pensare che solo lo scorso anno, la somma versata da Berna a Roma è stata pari a 56.515.122,27 franchi).
La mozione in sostanza non è stata giudicata fattibile né dal punto di vista legale né da quello politico. Nella risposta di Berna ci sono poi anche alcune precisazioni sulla differenza delle aliquote tra Italia e Austria, un confronto che definisce "non appropriato": la compensazione a favore dei comuni italiani riguarda infatti soltanto i lavoratori frontalieri residenti in un perimetro di 20 km dalla frontiera, mentre quella a favore dell’Austria si applica a tutti i lavoratori indipendenti domiciliati in quel paese e che operano in Svizzera. Infine, sottolinea il Consiglio, favorire i cantoni Ticino, Grigioni e Vallese costituirebbe una "discriminazione" rispetto agli altri cantoni.
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