Politica unita per dire no alla terza pista
Approvate all'unanimità le osservazioni sul progetto di ampliamento. Tra i nodi anche l'equilibrio idrico e le previsioni edilizie: "Nel Master Plan ci sono duecentomila metri quadri di nuovi capannoni"
Duecentocinquanta osservazioni. A Lonate Pozzolo e nei dintorni la mobilitazione per difendere il territorio dall’espansione di Malpensa diventa sempre più consistente. Tra queste, anche quelle
presentate direttamente dal Comune: «Il consiglio comunale – spiega il sindaco Piergiulio Gelosa (nella foto, in Via Gaggio)- ha approvato all’unanimità ventisei osservazioni, che spaziano su tutte le questioni procedurali, le incompatibilità ambientali, le questioni viabilistiche, quelle idriche e fognarie, la mancata previsione dei cantieri». Aspetti "collettivi" che si aggiungono a quelli che hanno portato moltissimi cittadini a chiedere chiarimenti, a far sentire la loro voce. Per questo in consiglio il sindaco ha ringraziato in particolare il Comitato Viva Via Gaggio, che ha coinvolto tante persone «che volevano dire qualcosa ma non si potevano permettere un avvocato per scrivere una osservazione». L’alleanza tra Comune e il comitato ha permesso, con la consulenza gretuita del giurista ambientale Walter Girardi, di dare voce a persone «che non si sono rassegnate».
Tra gli aspetti critici sollevati da Lonate ci sono anche quelli sull’impatto sul sistema di approvvigionamento dell’acqua, ma anche l’espansione delle aree logistiche. «Il master Plan – continua il primo cittadino – duecentomila metri quadri di capannoni, che saranno dentro al sedime aeroportuale e che godranno di una serie di esenzioni». Si costruisce su aree verdi, con il paradosso che nello stesso tempo rimangono inutilizzate le aree delocalizzate, vie intere di villette e condomini abbandonate perché non abitabili secondo la Legge. E con il paradosso che mentre si prevede espansione a due passi dalle piste, allo stesso tempo si mettono regole ferree all’esterno dello scalo. «Anche in questo il Master Plan dimostra l’assenza di programmazione, oltre a una fiducia eccessiva nel trasporto di merci, dal momento che prevede milioni di tonnellate in più».
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