“Quando in fabbrica passavano i Rolling Stones, Vasco e Joe Cocker”
Ivano Ceriani e uno dei più anziani dipendenti della IMS, la ex Emi Records, oggi in crisi nera. Ricorda i momenti d’oro del settore: dagli artisti discografici alle videocassette nelle edicole
«Non avrei mai voluto vedere una situazione di questo tipo, ma era da un paio di anni che me lo aspettavo». Ivano Ceriani e uno dei più vecchi dipendenti della IMS di Caronno Pertusella, azienda di via Bergamo in crisi che rischia di lasciare a casa i 132 lavoratori nel giro di pochi giorni. Ceriani ha 57 anni e lavora nell’azienda, nello stesso posto, dal 1975. Gli mancano quattro anni alla pensione e quando parla di questa ditta e del suo passato ha una forte nostalgia mista a rabbia.
A causa delle mobilità messe in atto negli ultimi dieci anni, quasi tutti gli altri dipendenti sono giovani e non possono ricordare o sapere dei tempi d’oro della IMS, quando si chiamava Emi Records. «Quando non si stampavano solo dischi o audiocassette, ma si firmavano anche contratti con gli artisti» racconta Ivan.
Poi cosa è successo?
«Nel 1999 la Emi ha deciso di trasferire gli uffici a Milano e qui ha lasciato solo la produzione, facendo nascere la IMS. Negli anni abbiamo servito anche altre case discografiche o editoriali, tutti quanti avessero bisogno di Dvd».
Quindi lei lavorava qui anche quando c’erano gli uffici della Emi?
«Certo, è stato un periodo molto bello, passavano di qua anche molti artisti e tutti volevano venire a vedere la produzione dei loro dischi».
Chi si ricorda maggiormente che è passato in fabbrica?
«Sono passati in tanti. I Rolling Stones, oppure Joe Cocker e Vasco Rossi. Per noi operai era normale, ma anche bello».
Poi cosa è successo? Cosa è cambiato?
«Il mercato. La discografia è andata in crisi, anche a causa della pirateria, ma noi siamo sempre rimasti al passo coi tempi».
In che senso?
«Siamo i migliori come produzione tecnologica e un secondo periodo d’oro l’abbiamo avuto in quegli anni in cui le edicole erano piene di videocassette. Ma anche quel periodo è finito».
A causa del digitale e della pirateria?
«Anche, ma non solo. È aumentata la concorrenza nel settore. Magari altri hanno anche la tipografia interna che noi non abbiamo. Siamo costretti a far stampare fuori le copertine e questo aumenta i costi».
La situazione si che è difficile. Cosa spera adesso?
«Mi auguro che si riesca a salvare un po’ di personale. La dismissione è reale ma speriamo si possa affittare qualche ramo d’azienda. E una delle migliori ditte nel campo, ancora oggi, e soffro a vederla morire così. Ci ho passato la mia vita lavorativa».
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