Legge elettorale, la Consulta boccia i referendum

I giudici hanno bocciato con due no entrambi i quesiti presentati dal comitato promotore, sia, dunque, quello che chiedeva l'abrogazione totale della Calderoli sia quello che ne chiedeva l'abrogazione per parti

La Consulta ha bocciato con due no entrambi i quesiti presentati dal comitato promotore del referendum sulla legge elettorale, sia, dunque, quello che chiedeva l’abrogazione totale della legge Calderoli sia quello che ne chiedeva l’abrogazione per parti. 

I giudici costituzionali sono rimasti chiusi in camera di consiglio per oltre nove ore. La riunione era infatti iniziata ieri mattina attorno alle 11.30, subito dopo l’audizione a palazzo della Consulta dei rappresentanti legali del Comitato promotore referendario, rappresentato dagli avvocati Alessandro Pace, Vincenzo Palumbo, Federico Sorrentino e Nicolò Lipari. La seduta, sospesa verso le 13.30 era poi ripresa nel pomeriggio dopo le 15 per chiudersi alle 19 ed essere aggiornata a questa mattina alle 9.30; la decisione dei 15 giudici della Corte Costituzionale, presieduta da Alfonso Quaranta con Sabino Cassese in qualità di giudice relatore, è quindi stata presa verso le 12.30 per un totale di circa 9 ore di camera di consiglio.

«L’Italia si sta avviando lentamente verso una rischiosa deriva antidemocratica: manca solo l’olio di ricino». Così il leader dell’Idv Antonio Di Pietro commenta la bocciatura dei referendum da parte della Consulta.
 
«Prendo atto della decisione della Consulta sul refendum elettorale. La riforma non è una priorità e non credo che il governo Monti l’abbia messo al centro della sua agenda». Lo ha detto il capogruppo della Lega alla Camera Marco Reguzzoni, parlando a Montecitorio.

«Chi come noi ha dato un aiuto decisivo per la raccolta delle firme non può certo gioire per la sentenza della Corte, tuttavia la rispettiamo». Lo ha spiegato Pier Luigi Bersani, commentando le decisioni della Consulta sui referendum elettorali. «Leggeremo il dispositivo per farci illuminare. Adesso tocca al Parlamento agire – ha aggiunto il leader del Pd -. Noi abbiamo già depositato una nostra proposta. Siamo aperti ad una discussione con tutte le forze in un dialogo con la società. Certo è che non possiamo tenerci la legge che abbiamo, perchè in una situazione molto grave finiremmo per vedere accresciuto il distacco cittadini-istituzioni». Bersani ha concluso: «Da domani siamo impegnatissimi a portare a buon fine il processo di riforma della legge elettorale».

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Pubblicato il 12 Gennaio 2012
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