Decreto fisco: vita dura per gli evasori
È ancora una bozza ma il provvedimento sulla fiscalità del governo Monti conferma la linea di fermezza nei confronti di chi non paga le tasse
Sono tanti i punti interessanti della bozza del decreto legge del governo Monti in tema di fisco. Si inizia con la nota più dolente, ovvero la lotta all’evasione fiscale, i cui proventi dal 2014 saranno in parte destinati a misure di sostegno del reddito di soggetti appartenenti alle fasce di reddito più basse, con riferimento all’incremento delle detrazioni fiscali per i familiari a carico.
È scomparso invece lo “Spesometro” per gli acquisti e i servizi oltre 3mila euro, torna quindi l’elenco clienti e fornitori che obbliga a comunicare al Fisco tutte le transazioni effettuate con l’obbligo di emissione della fattura nelle operazioni fra imprese. Per i privati la soglia rimane a 3.600 euro. A partire dal primo gennaio 2012 salta la soglia dei 3mila euro.
Per gli studi di settore cambiano le condizioni per l’accertamento nei casi di omessa o infedele indicazione nei modelli. La modifica scatta «in caso di omessa presentazione dei modelli per la comunicazione dei dati rilevanti ai fini dell’applicazione degli studi di settore o di indicazione di cause di esclusione o di inapplicabilità degli studi non sussitenti, nonchè di infedele compilazione dei predetti modelli che comporti una differenza superiore al 15% o comunque a 50mila euro tra i ricavi e i compensi stimati applicando gli studi sulla base dei dati corretti e quelli stimati».
L’Agenzia delle entrate elabora, nell’ambito della propria attività di pianificazione degli accertamenti, liste selettive di contribuenti, i quali siano stati ripetutamente segnalati in forma non anonima all’Agenzia stessa o al Corpo della Guardia di Finanza in ordine alla violazione dell’obbligo di emissione della ricevuta fiscale o dello scontrino fiscale, ovvero del documento certificativo dei corrispettivi. Questo vuol dire, guai per i commercianti che non fanno lo scontrino.
Prevista la cessazione d’ufficio per le partite Iva inattive per quei i soggetti titolari di partita Iva che, pur obbligati, non abbiano presentato la dichiarazione di cessazione di attività e comunica agli stessi che provvederà alla cessazione d’ufficio della partita Iva. Il contribuente che rileverà «eventuali elementi non considerati o valutati erroneamente» potrà fornire all’Agenzia delle Entrate «i chiarimenti necessari» entro trenta giorni dal ricevimento della comunicazione. «La somma dovuta a titolo di sanzione per l’omessa presentazione della dichiarazione di cessazione di attività – prosegue la norma – è iscritta direttamente nei ruoli a titolo definitivo». L’Agenzia delle Entrate consentirà a chiunque di verificare mediante i dati disponibili nell’Anagrafe tributaria «la validità del numero di Partita Iva».
A decorrere dall’esercizio finanziario 2012, possono partecipare al riparto del 5 per mille dell’imposta sul reddito delle persone fisiche gli enti che pur non avendo assolto in tutto o in parte, entro i termini di scadenza, agli adempimenti richiesti per l’ammissione al contributo, abbiano i requisiti sostanziali richiesti dalle norme di riferimento; presentino le domande di iscrizione e provvedano alle successive integrazioni documentali entro il 30 settembre.
Per chi esporterà capitali all’estero ci saranno multe fino al 40%: in particolare, l’articolo 12 della bozza del decreto legge fiscale, prevede sanzioni dal 5% al 20% per importi fino a 10mila euro e dal 20% al 40% oltre i 10mila euro. Nel caso si tratti di contanti e si voglia pagare al momento della contestazione, il pagamento è in misura ridotta: al 5% sotto i 10mila euro e al 10% fino a 40mila euro. La sanzione non può essere, comunque, inferiore a 100 euro.
Una registrata anche alle compensazioni dei crediti Iva con la riduzione da 10mila a 5mila euro della soglia per l’invio preventivo all’amministrazione finanziaria della dichiarazione che attesti il diritto al credito da portare in compensazione.
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