Il ballo di GianVito

Due gol all'esordio da titolare valgono un fragoroso applauso al centravantone del Varese che fa impazzire di gioia Masnago. Cantele e Havlickova completano un "podio rosa", Parolo e Berg invece si fanno rimandare

(d. f.) Si balla sui gradoni in cemento del Franco Ossola, finalmente intiepiditi dal sole di primavera. Si balla muovendo la testa, come fa quell’omone alto alto con il numero 83 sulla schiena, che in dieci minuti fa esultare i tifosi del Varese e li porta sempre più in alto. Una danza diversa ma altrettanto efficace è quella sui pedali esibita dalla nostra campionessa di ciclismo – e della sua più forte rivale – o quella ugualmente verticale che Aneta Havlickova ci insegna ogni volta che si entra al PalaYamamay. Chi non si diverte in questo weekend sono le ragazze di Villa Cortese, volate fino in Azerbaijan per… trovare chiuso al gran ballo della Champions.

Pagellone numero 86 del 26 marzo 2012

gianvito plasmati varese calcio aperturaGianvito Plasmati 8 – Non ha la classe innata di Neto Pereira, non ha la rapidità di De Luca, non è poliedrico come Martinetti né rapace d’area come Granoche (su quest’ultima qualità attendiamo conferme…). E allora perché il Varese ha preso Plasmati, con quattro attaccanti così bene assortiti? Se lo sono chiesto un po’ tutti a gennaio e la domanda si è protratta fin verso le ore 15 di sabato scorso, ospite a Masnago la Reggina. Ed ecco la risposta: schieratelo titolare, fategli pervenire traversoni a oltre 2 metri di altezza a centro area e preparatevi a inseguirlo. Perché nel frattempo l’ex catanese avrà portato a termine la "missione incornata" e a questo punto starà già correndo sotto la curva per festeggiare e danzare. Il ballo di GianVito.

Noemi Cantele 7 – Con una marziana del calibro di Marianne Vos in circolazione (voto 10: impossibile fermarla) c’è poco da fare e anche al Trofeo Binda di Cittiglio l’olandese volante ha messo tutte in riga. Ma quello che più preme a noi è la prestazione di Noemi Cantele, non confinata alla gara di casa ma estesa alle ultime due settimane quando la ragazza di Arcisate è andata a insegnare ciclismo nel lontano El Salvador, tornando con due vittorie e una posizione eccellente nel ranking internazionale. A Cittiglio Noemi ha corso molto bene come forse non le era mai riuscito in passato: con una Vos del genere c’è il rischio che alla nostra campionessa venga la "sindrome di Gimondi" (in relazione a Merckx) ma è bene ricordare che il palmarés del mitico Felice è stato comunque sensazionale. Quindi: avanti così.

Aneta Havlickova 6,5 – Il potente "martello" ceco è la giocatrice che più ha risentito dell’assenza per infortunio della "gemella del gol" Helena Havelkova. E anche nella prima semifinale contro Piacenza – come tutta la Yamamay – ha faticato più del previsto a mettere palloni per terra nella metà campo avversaria. Però con il passare dei minuti la "nostra" è apparsa sempre più baldanzosa fino a risultare imprendibile nel quarto set, quello che ha chiuso i conti. Se quindi la Rebecchi ha ricordato a Busto che nei playoff è dura per tutti (se lo segnino anche quelli che si sono abituati troppo bene…), Havlickova ha a sua volta urlato a gran voce che la Yama non è squadra da farsi intimidire.

Marco Parolo 5 – Il momento del Cesena non è certo dei migliori, con il "cavalluccio" ultimo in classifica e appena 18 punti conquistati in tutto il campionato. In tutto ciò il centrocampista di Gallarate – l’uomo in più della formazione cesenate lo scorso anno, culminato con la convocazione in nazionale – non riesce a tirar fuori dai bassifondi la sua squadra; tra l’altro l’unico punto conquistato dai romagnoli nell’ultimo periodo è beffardamente coinciso (ieri con il Parma) con la sua assenza. Le sue qualità rimangono indiscutibili ma ora c’è da sperare che questa sfortunata stagione finisca in fretta e soprattutto non incida sul prossimo mercato: era stato un passo dal Paradiso, ora rischia l’oblìo.

Lindsey Berg 4,5 – Si è detto e ripetuto che la sconfitta in semifinale di Champions è un risultato più che accettabile per la MC-Carnaghi. Ma c’è modo e modo di perdere e quello scelto da Villa Cortese non è piaciuto: scollata, apatica, senza mordente, la squadra biancoblu ha perso la battaglia di Baku sul piano del carattere prima ancora che su quello tecnico. Tante hanno tradito le aspettative (Cruz e Guiggi su tutte) ma la responsabilità ricade prima di tutto sulla palleggiatrice, mille miglia lontana dalla sua abituale capacità di trascinare la squadra. Che i suoi siano problemi fisici o di concentrazione, a questo punto conta poco: per salvare la barca Abbondanza non può guardare in faccia a nessuno, neppure al capitano.

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Pubblicato il 26 Marzo 2012
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