Vendramin: una fisarmonica dal silenzio
Concerto raffinato, l’altra sera al Liceo Musicale, quello dell’artista varesino apprezzato interprete di opere della Gubaidulina
Poco meno di dieci minuti: un mantice che si apre, senza suono. Ci si chiede se sia respiro o rantolo. Se sia l’agonia o l’estasi a spostare l’aria: non è musica ma solo, rabbrividente, attesa. In poco meno di dieci minuti, Davide Vendramin – l’altra sera al Civico Liceo Musicale di Varese per la rassegna “Giovani talenti alla ribalta” dell’Endas – ha descritto ciò che la fisarmonica è per la musica del Novecento: materia. Nei glissando sui bottoni, nell’ostinato degli accordi che si fa rintocco di campana, nelle dissonanze aspre si apre il mondo che non conosciamo. E’ quello di “Et Expecto” di Sofia Gubaidulina: russa, compositrice che ha conquistato il mondo con la sua spiritualità, distante dal clamore dei riflettori. Sola, come vuole essere, con il suo Dio. E’ così che “Et Expecto” dev’essere avvicinata: una sonata, uno strappo, un’icona della sacralità perduta. Un inno alla ricerca di quella profondità che, oggi, si colpisce, si offende, si allontana. Si dimentica. Vendramin non si limita ad interpretare, ma vive. Soprattutto quei dieci minuti nei quali non c’è melodia, ma sostanza del contenuto. Dove i muscoli si tendono e si allentano conquistando il silenzio. Meglio ancora, facendoselo amico quando il mantice si apre a vela e chiede il suo spazio. Il suo tempo. Ecco, Vendramin ha dato tutto se stesso in questa prova di rinuncia e di severità. Ma, stante a tutto, di bellezza incondizionata di chi coltiva – come fa la Gubaidulina – la purezza. Il fisarmonicista, dunque, si divide e si completa: interprete virtuoso ma spigliato e, nello stesso tempo, interprete del segno e del suo significato. Da una parte la lezione dell’Est di Leos Janacek – con il folclore cullante e malinconico con una fisarmonica che porta al pianto – e dall’altra Johann Sebastian Bach, dove affascina il tocco energico e la tecnica saltellante nella selezione attenta di alcuni episodi delle Variazioni Goldberg. Da un lato Antonio Vivaldi – con la sublime versione
de ”L’inverno” – e dall’altra Sofia Gubaidulina. Ma tutti, seppur separati dai secoli e dagli stili, autori
che hanno saputo pregare. Senza dire una parola.
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