“Il segreto di un prete felice”

La testimonianza di Tommaso Pedroli, 27enne varesino, che domenica sarà ordinato sacerdote a Roma

Questa è la testimonianza sulla sua vocazione di Tommaso Pedroli, 27enne di Varese, che domenica a Roma sarà ordinato sacerdote. Una vocazione fatta anche di pezzi di speck e posti sbagliati in pullman…

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Tommaso Pedroli«Io sono un prete felice». Onestamente, non avevo capito che quel signore di mezz’età fosse un prete, visto che stavamo quasi tutto il giorno in tuta da sci. D’altronde non conoscevo nessuno a quella vacanza, tranne la ragazza che mi aveva convinto a parteciparvi e il gruppetto delle sue amiche più strette. Una settimana sulla neve, in Val d’Aosta. Tutto sommato una bella occasione, pensavo.
Da piccolo avevo conosciuto diversi preti, perché la mia parrocchia è sede di un convento di frati francescani. Tutte persone che stimavo, uomini di profonda ed operosa fede, che si guardavano con affetto e virilità. Nessuno di loro, tuttavia, si era mai presentato così esplicitamente: «Io sono un prete felice!». Non sapevo nemmeno il suo nome, e ci avrei messo un po’ per impararlo. Era il 6 gennaio del 2001.
Un anno e mezzo più tardi, quasi senza nemmeno conoscermi, mi invitò ad una vacanza dei responsabili di Gioventù studentesca. L’ordine era stato di portarsi il pranzo al sacco. Dopo un’ora e mezzo di viaggio, tuttavia, il pulmino si fermò presso un promettente ristorantino affacciato sul Lago di Como. Ci costrinse a valutare la differenza fra un panino ed un pranzo vero… Pagò lui per tutti e ripartimmo per Saint Moritz. Don Roberto ci ha sempre insegnato il gusto delle cose belle, semplici ma curate.

Quella totale semplicità
Poi mi chiamò ad occuparmi della segreteria di Gs: furono due anni intensi, il nostro rapporto crebbe rapidamente. In quel periodo mi cercava spesso, senza mai essere indiscreto. Voleva sapere come andavano i gesti, le iscrizioni alle vacanze, il lavoro con la segreteria. Quando qualcosa non era curato alla perfezione, quando c’era un ritardo, si arrabbiava. Era esigente, ma sempre paterno nella correzione.
Ma ciò che più mi colpiva di lui era quella totale semplicità e letizia di fronte al lavoro nella sua grande parrocchia e alla responsabilità di Gs. Una letizia che sorpassava ogni limite e che sorgeva direttamente dal riconoscimento del compito affidatogli da Dio per il mondo intero. Andava a toccare le persone più impensabili e lontane. Portava quanti incrociavano il suo cammino a scoprire, insieme a lui, la gioia della vita con Cristo. E quando a scuola di comunità ci raccontava queste vite cambiate le difficoltà erano sempre messe in secondo piano: «Vi ho mai detto che sono un prete felice?». Sì, don Roberto, almeno mille volte… Guardando lui riaffiorò il fascino verso la vita sacerdotale, che Dio aveva seminato nel mio cuore sin da quando ero piccolo.

Viaggio su una Punto grigia
Ma il colpo di grazia avvenne a 18 anni. Finita la settimana di vacanza all’Alpe di Siusi, stavo per salire sul pullman che ci avrebbe riportati a Varese, pronto per una dormita colossale dopo cinque notti quasi insonni. Qualcosa, però, ci era sfuggito: tra partenze anticipate e arrivi ritardati, mancava un posto per il viaggio di ritorno.
Don Roberto mi fissò deciso: «Perché non partiamo?». «Ho sbagliato i conti, don, non c’è posto per uno». «Bel colpo. Adesso vieni tu in macchina con me… almeno mi fai compagnia».
Senza quasi accorgermi salii sulla sua Punto grigia – senza aria condizionata – e ci dirigemmo verso l’autostrada e la calda pianura. La macchina, però, invece di imboccare lo svincolo, andò dritta verso un paesino. Arrivammo in una fattoria. Lì comprò dei grossi speck e chiese quattro bottiglie della grappa migliore che avevano. Ma cosa stava facendo? Arrivati in macchina, mi diede i sacchetti in mano e disse: «Questi sono per te e per gli amici della segreteria, grazie per questi giorni!».
Con pazienza e senza alcuna pressione mi accompagnò nel cammino vocazionale fino alla fine del liceo. Qualche giorno prima di venire a Roma, mi chiese dove mi sarebbe piaciuto, una volta ordinato prete, andare in missione. Poi si corresse e disse: «in ogni caso sii un prete felice, altrimenti non vale la pena!».

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Pubblicato il 21 Giugno 2012
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