FdS: “Cultura, dopo la festa ora è notte”

Ennio Melandri della Federazione della Sinistra boccia la gestione del settore culturale dell'amministrazione Guenzani

«Uno striminzito numero di film, di sera, nel cortile del Broletto; il Maga chiuso, in attesa di un settembre di visite gratuite dall’intento promozionale; un assessore alla cultura che si sente in dovere di buttare lì qualche anticipazione sulla programmazione teatrale della stagione 2012/2013. Un po’ poco da parte di un’amministrazione comunale che, se è vero che vuole segnare un tratto di discontinuità con la politica dell’immagine  e delle grandi opere, è altrettanto vero che giustifica il suo parsimonioso operato in nome dei bisogni reali dei cittadini» È il giudizio duro che Ennio Melandri – della Federazione della Sinistra – dà della proposta culturale gallaratese, quella promossa dal Comune. «E i cittadini che non sono andati in ferie, nell’infuocato mese di agosto, sono stati davvero tanti, di certo più del consueto, e magari non avrebbero disdegnato una qualche occasione per passare il loro più o meno forzato tempo di vacanza in un modo un po’ più stimolante dell’offerta degli onnipresenti supermercati e centri commerciali o delle deludenti notti bianche». Federazione della Sinistra critica la giunta di centrosinistra (non fa parte della maggioranza al governo della città), anche se non dimentica che «la realizzazione di due teatri  e del MAGA ha visto l’Amministrazione Mucci impegnare risorse economiche ben al di sopra delle proprie possibilità, attingendo prevalentemente dagli oneri di urbanizzazione», ossia con l’uso del territorio e delle aree naturali come zone di espansione del cemento. «Era del tutto evidente che urgeva una svolta – continua Melandri (nella foto sotto) –  ma ci chiediamo: la svolta c’è stata, e, se sì,  con quali atti e su quale progetti? Sicuramente c’è stata la stretta sulle risorse. L’Amministrazione Comunale ha messo in atto la sua “cura dimagrante” (così l’ha definita l’assessore alla cultura), ridimensionando fortemente il contributo comunale e “sfoltendo il personale”, ma nel contempo ha sempre affermato che "la cosa più sbagliata sarebbe quella di togliere ossigeno a un museo che vuole continuare a essere un punto di riferimmo culturale e artistico per un’area che va ben oltre gli stretti confini gallaratesi". Ma è proprio così? Cominciamo dagli atti, che a noi non sembrano né lineari né coerenti. Prendiamo in considerazione la girandola delle presidenze: nel febbraio del 2012, in osservanza del più rigoroso spoil system, si dimette il presidente in carica Angelo Crespi e ha inizio il tormentone Flavio Caroli, il critico d’arte che piace a Fazio, contattato telefonicamente e nominato all’istante dal sindaco». Una nomina solo mediatica senza un progetto strategico, secondo la FdS, «un’impressione avvalorata dalla nomina di Francesco Saverio Borrelli alla presidenza dell’Istituto musicale Puccini». «In aprile però Caroli (nella foto con sindaco e assessore Nicosia, ndr) lascia la presidenza della fondazione, riconoscendo di non essere la figura giusta a rivestire ruoli amministrativi, ma mantiene un rapporto di collaborazione a titolo onorifico come consulente artistico per l’attività espositiva, a partire dall’annunciata mostra su Bernard. A questo punto però è inevitabile che si venga a creare  un rapporto di sovrapposizione con il ruolo della direttrice Emma Zanella, per altro da tempo criticata di essere paladina di un’arte troppo elitaria. Guenzani interviene annunciando che sarà rivisto lo statuto, tenendo separati il ruolo del presidente del consiglio di amministrazione del Maga da quello del comitato tecnico scientifico. In questo nuovo scenario, per coprire il vuoto, spuntano varie ipotesi: in un primo tempo si fa il nome di Mario Aspesi, in scadenza di mandato come sindaco di Cardano (per altro già costretto a lasciare per incompatibilità la presidenza dell’Amsc) e, immediatamente dopo, quello di Vittorio Introini, che però a sua volta è alla guida della commissione paesaggistica e potrebbe risultare incompatibile. Invece  dal cilindro spunta l’ingegner Giacomo Buonanno, consigliere comunale del PD a Lonate e docente della LIUC, uomo dalle riconosciute esperienze amministrative ma che da subito dichiara che il settore artistico non è un ramo di sua stretta competenza. A fine giugno tramonta definitivamente la mostra Bernard, sostituita con quella di due artisti contemporanei, sicuramente interessanti ma di scarsa presa sul grande pubblico».

 

«È del tutto evidente che i tempi della crisi imponevano e impongono una profonda revisione della politica culturale della giunta Mucci, una politica contrassegnata dalla megalomania e dal dispendio sconsiderata del denaro pubblico, una revisione che tuttavia non rinunci alle potenzialità  che una struttura di prestigio come il Maga potrebbe offrire. È altrettanto evidente che perché ciò avvenga occorre un progetto a breve e lungo termine che la giunta Guenzani non sembra invece aver elaborato. Infatti che senso ha la girandola di presidenze che si sono succedute nell’arco di un anno, perché si ricorre a figure di indubbio spessore culturale ma del tutto estranee alla storia e alle caratteristiche di una città di cinquantamila abitanti, perché ricorrono sempre gli stessi nomi di una nomenclatura partitica a cui evidentemente si vuole a tutti i costi cercare una collocazione a prescindere dalle loro  competenze?»

 

«Se ciò è avvenuto vuol dire che si brancola nel buio, come dimostrano del resto gli annunci  che il sindaco e la sua maggioranza hanno reso pubblici. Poco meno di un anno fa, nell’ottobre 2011, il sindaco e il consigliere Terreni si lasciarono andare ad affermazioni che di nulla si discordavano dall’impostazione mucciana: Expo è una grande occasione, dissero, intercettiamo ciò che di buono può esserci per la città. La collocazione di Gallarate tra Milano e Malpensa è strategica per le strutture culturali di cui dispone e il Maga può diventare una sede autorevole di iniziative legate a Expo. L’architetto Introini, un mese dopo, quando era accreditato come uno dei possibili presidenti, rilasciò un’approfondita intervista alla stampa locale in cui affermò che si trattava di ridefinire i ruoli dei diversi enti culturali. Una delle questioni fondamentali, disse, è l’organizzazione con il territorio, cioè con le istituzioni culturali storiche, e non solo  di Gallarate, Busto e Varese. Avviare cioè rapporti con le università di  Milano, con le facoltà di Lettere, Scienze visive, Architettura, Storia, e con Brera, non tanto per l’aspetto museale, quanto per quello accademico, per avviare una serie di manifestazione alte a costi molto contenuti. Ancora Guenzani, nello stesso periodo, lanciò la politica delle personalità di prestigio, per attirare sulle nostre istituzioni culturali riflettori che superino i confini comunali. Si contattarono così Borrelli per la Puccini e Flavio Caroli per il Maga. Qualche mese ancora e Lamberti, presidente della commissione cultura, affermò categoricamente: basta con i santuari dell’autoreferenzialità, occorre creare una fondazione unitaria che raggruppi Maga, Studi Patri, biblioteca e teatri, un organismo che sovrintenda alle loro attività».

 

«Si tratta di prospettive sicuramente interessanti, in parte condivisibili, ma tra loro non proprio convergenti, il che avvalora i nostri dubbi sulla progettualità di questa giunta» conclude Melandri. «Il sindaco dice giustamente che la cosa più sbagliata sarebbe quella di togliere ossigeno a un museo che vuole continuare a essere un punto di riferimmo culturale e artistico per un’area che va ben oltre gli stretti confini gallaratesi, ma nel frattempo ha chiuso la Fondazione Bandera a Busto e il Museo Pagani non ce la fa a tenere aperto al pubblico perché gli sono venuti a mancare i contributi della Provincia. In quanto al neo presidente Buonanno, si è posto l’obiettivo di puntare su un rilancio delle sponsorizzazioni, ma lo stesso sindaco e l’assessore alla cultura rimarcano che il comune sta stringendo i cordoni della borsa un po’ ovunque, e soprattutto che gli sponsor si tirano indietro, al punto che non si sa se la Yamamay rinnoverà l’accordo dei 50.000 € all’anno e lo stesso IED (Istituto europeo design) considera con apprensione la continuazione del biennio universitario istituito per la formazione di figure professionali operanti nell’ambito della didattica e dell’educazione museale»

 

Leggi anche: la risposta dell’assessore alla cultura Sebastiano Nicosia

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Pubblicato il 15 Settembre 2012
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