Gruppo Ubi, raggiunto l’accordo. A casa in 650

L’intesa è stata trovata dopo 58 giorni di trattativa. La scelta sarà su base volontaria, in provincia di Varese interessati circa 50 bancari su un totale di 1.100 lavoratori. Previste 240 nuove assunzioni a tempo indeterminato

Dopo quasi due mesi di trattative, è stato raggiunto l’accordo sull’occupazione tra il Gruppo Ubi Banca e il sindacato: 650 lavoratori, su base volontaria, saranno accompagnati alla pensione. In provincia di Varese sono interessati circa 50 bancari, su un totale di 1.100 occupati. Una perdita di occupazione che viene parzialmente compensata da 240 nuove assunzioni (15 in provincia di Varese) di giovani lavoratori a tempo indeterminato, in parte scelti tra i precari già al lavoro nel gruppo.
Per quanto riguarda il destino dei 700 lavoratori, di cui 60 nella nostra provincia, distaccati a tempo nella società Ubiss (Ubi servizi e sistemi), nell’accordo è previsto che vengano tutti riassorbiti in Ubi entro il 2014. Per il momento alcuni rimarranno distaccati, ma sempre nello stesso posto di lavoro e senza cambio di mansioni. «È stata una trattativa difficilissima – spiega Rosalina Di Spirito, segretario provinciale della Fabi – ma siamo soddisfatti perché abbiamo dimezzato i costi strutturali (il Gruppo aveva previsto tagli per 115 milioni di euro pari a 1.578 lavoratori in meno ndr) e trovato soluzioni interessanti per i distacchi perché tutti avevano richiesto di rientrare alla casa madre, cioè in Ubi, spaventati dalla prospettiva di dover scegliere entro il 31 dicembre se stare di qua o di là con il rischio di dover cambiare sede di lavoro».
I 650 lavoratori in uscita sceglieranno di andarsene volontariamente. Si tratta per lo più di profili professionali che sarebbero andati in pensione nei prossimi 5 anni e, secondo il sindacato, le richieste non dovrebbero mancare. Nell’accordo è previsto che già a gennaio ci sia una verifica del rispetto della volontarietà della decisione. Inoltre, non ci dovrebbe essere un problema «esodati», cioè quei lavoratori che rimarrebbero senza stipendio e senza pensione, per effetto della nuova normativa previdenziale. «L’accordo – continua la sindacalista – prevede una formula di garanzia perché laddove ci saranno modifiche alla legge, l’azienda sarà disponibile a rivedere l’accordo».
Anche la riduzione dell’orario di lavoro incentivata sarà su base volontaria, fino ad un massimo di 220.000 giornate lavorative nel triennio 2013-2015, con utilizzo della parte ordinaria del fondo di solidarietà che prevede la retribuzione al 60% circa del periodo di riduzione. Nell’accordo è prevista la chiusura di due filiali e «forti contenimenti dei costi di tutta la governance, come inizio di un percorso di equità», che vuol dire meno soldi ai manager.
In questa trattativa rimane un’ombra: l’abbandono del tavolo, proprio nel rush finale dell’accordo, da parte della FisacCgil con la conseguente rottura dell’unitarietà sindacale con le altre organizzazioni, ovvero: Fabi, Dircredito, Fiba-Cisl, Sinfub, Ugl, Uilca. «È stata una sorpresa – conclude Di Spirito -. Dopo due mesi di trattativa faticosa, passati fianco a fianco, e dopo aver superato momenti difficili trovando la forza necessaria per continuare proprio nell’unità del tavolo, all’improvviso se ne vanno. Penso che siano intervenuti problemi esterni».

Redazione VareseNews
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Pubblicato il 30 Novembre 2012
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