Parlano i medici: “Varese non può perdere la sfida del Del Ponte”
Tutti i primari hanno sottoscritto una lettera aperta che riassume il livello di attività scientifica e medica che si svolge all'interno del presidio e indica le prospettive future di sviluppo
Pubblichiamo integralmente la lettera aperta redatta dai medici dell’ospedale di piazzale Biroldi che vogliono sgomberare il campo dalle tante inesattezze uscite nei giorni scorsi
Polo materno-infantile a Varese: sanità di periferia o eccellenza regionale, declino o progresso ?
La decisione di creare un polo di riferimento materno-infantile, o per meglio dire della donna, del neonato e del bambino, risale ormai a diversi anni fa, allorquando la regione decise di dare valenza regionale e non solo locale alle cure sanitarie materno infantili di Varese, incrementando le competenze cliniche già presenti in risposta alla necessità territoriale di assistenza sanitaria specifica al fine di evitare viaggi talvolta rischiosi di donne, neonati e bambini verso altre strutture alla ricerca di cure mediche non erogate nella nostra area.
Per tale motivo si sono via via concentrate nel corso di questi anni al Del Ponte capacità e risorse umane di grande rilievo: lavorano in questo ospedale medici di richiamo nazionale e internazionale, vengono effettuate terapie chirurgiche e mediche di rilievo, si pensi alle laparoscopie mini-invasive per i tumori ginecologici e alla patologia della gravidanza, alla procreazione medicalmente assistita e alla genetica medica, si pensi alla terapia intensiva neonatale e al trasporto neonatale d’emergenza attivo H24 ore verso i 5 punti nascita provinciali (Busto Arsizio, Gallarate, Tradate, Cittiglio e Angera), alla qualità sempre più elevata delle cure pediatriche con tutte le importanti declinazioni sub-specialistiche (oncoematologia, diabete, gastroenterologia, ecc), al ruolo territoriale strategico della neuropsichiatria infantile, della cardiologia pediatrica e dell’urologia pediatrica.
Il processo di ampliamento della struttura non come contenitore ma come contenuto, ovvero con nuove competenze specialistiche, prevede che, accanto alle realtà sanitarie già presenti (peraltro spesso uniche a livello provinciale), se ne aggiungano altre, vedi ad esempio la chirurgia neonatale e pediatrica (struttura già inserita nel nuovo piano di organizzazione aziendale) di cui è sguarnito non solo il nostro territorio ma anche i territori a noi limitrofi, con attuali trasferimenti a volte davvero complessi e a rischio per i piccoli, talvolta piccolissimi!, pazienti verso l’area
milanese.
All’ospedale Del Ponte vengono quotidianamente eseguiti interventi in anestesia generale a donne, bambini e neonati. Si è sempre agito in grande sicurezza e i risultati clinici e gli outcomes a distanza (dati a disposizione) sono a dimostrarlo. La terapia intensiva neonatale, ad esempio, è collegata a un network mondiale di terapie intensive neonatali internazionali da cui si evincono gli ottimi risultati varesini in termini di sopravvivenza e di qualità di sopravvivenza.
Le presunte maggiori attese di consulenti chirurghi in corso di intervento è pura fantasia (i tempi chirurgici sono assolutamente sovrapponibili a quelli dell’Ospedale di Circolo) che come tecnici dell’area materno-infantile ci offende e ci indigna. Le eventuali urgenze non specificatamente congrue alla nostra tipologia di utenza, ovvero non relative all’area materno-infantile (quali, ad esempio, l’infarto di un visitatore) vengono garantite H24 dal servizio attivo di anestesia e rianimazione, con il supporto della consulenza cardiologica laddove richiesta, in attesa di trasferimento a strutture presenti in Azienda e già preposte al trattamento delle stesse.
Del resto sia in Italia che all’estero i modelli degli ospedali materno-infantili per i centri di riferimento extra-territoriale sono 2: il primo all’interno di un complesso o di un ‘building’ multispecialistico, il secondo all’esterno e separato fisicamente dall’ospedale dell’adulto (come appunto il Del Ponte). Vi sono pregi e difetti in entrambe le opzioni: il tenere l’ospedale materno-infantile separato offre una maggiore specificità e attenzione nei confronti di donna, neonato e bambino, concentrando il più possibile le competenze neonatologiche e pediatriche, anche di tipo chirurgico, con una sempre più attiva e fruttuosa collaborazione con i medici del
Circolo verso il Del Ponte.
Vogliamo peraltro sottolineare che la distanza tra i 2 complessi (Circolo e Del Ponte) è davvero esigua e paragonabile a molte altre "illustri" situazioni: Burlo Garofalo a Trieste, Gaslini a Genova, Meyer a Firenze, Bambin Gesù a Roma, solo per citare quelle italiane.
Il tanto ventilato costo relativo alla duplicazione dei servizi è una problematica inesistente. Infatti dove è stato possibile (vedi laboratorio di analisi) già da 2 anni si lavora con ottimi risultati con la postazione centrale al Circolo e con le postazioni in urgenza al Del Ponte (“point of care”) all’interno dei reparti intensivi con ottimi risultati, esattamente come avviene all’interno dell’ospedale di Circolo ed esattamente come accadrebbe se invece che a 500 metri fossimo a 50-100 metri dal nuovo monoblocco del Circolo. La rete telematica ha molto aiutato in questo senso e
ulteriori ottimizzazioni saranno prossimamente rese possibili.
Diverso è il discorso per talune attrezzature di diagnostica in cui ci deve essere la specificità per l’area neonatale e pediatrica: in questo caso è giusto che il presidio materno-infantile, indipendentemente da dove sia esso ubicato, disponga di attrezzature specifiche (radiologiche, ecc) se vogliamo, come noi clinici vogliamo e come gli utenti vogliono, curare al meglio i piccoli pazienti.
E allora crediamo che dopo giorni di sterili e pretestuose polemiche e battibecchi sulla giusta collocazione del Polo Materno-Infantile (come mai solo in questi ultimi mesi? perché non nei diversi anni precedenti?), sia doveroso riportare l’ attenzione dal “contenitore” ai “contenuti”. Sono stati formulati giudizi sommari e populisti sulle performances dei processi assistenziali in termini di tempistica, appropriatezza e sicurezza, con una inesattezza inaccettabile, non corrispondenti al vero, tanto da apparire più mossi da fini strumentali che da una volontà di promuovere un miglioramento nelle cure offerte ai pazienti. Riaffermiamo con tutte le forze la qualità dei “contenuti” dell’attuale Polo MaternoInfantile, contenuti (risorse umane e attrezzature) che negli anni si sono via via valorizzati e resi noti, e che ora rischiano di svilire con sterili polemiche. Contenuti fatti di personale altamente qualificato, di molti professionisti con un background di lunga formazione specifica in Italia e all’estero, con curricula prestigiosi sia per produzione scientifica che per esperienza clinica, che vantano collaborazioni
internazionali e nazionali con rinomati centri di ricerca e cura.
Bloccare in questa fase il Del Ponte significa far arretrare (non mantenere) le attività
materno-infantili a Varese, passando da un progetto a valenza regionale, che vede la città di Varese "centrale" e protagonista per tutta l’area geografica di riferimento, a un trasferimento senza progetto (non si saprebbe nemmeno dove), offensivo per la salute di donne, neonati e bambini e con il rischio (reale!) che anche alcuni (molti?) tra i professionisti in forza ora, mancando il progetto, se ne possano andare a prestare la propria opera altrove e quindi che le specificità attualmente presenti addirittura diminuiscano di livello qualitativo.
Oggi è di moda parlare di eccellenze: lasciamo che siano la mole di pubblicazioni scientifiche prodotte, gli inviti a presentare la propria attività a congressi italiani e all’estero, gli inviti ad eseguire interventi chirurgici in diretta con centri oltreoceano o ad operare direttamente in sedi distanti da Varese, l’attrattività dei nostri reparti per pazienti provenienti da tutte le regioni d’Italia nonché per medici stagisti da tutto il mondo, il ruolo pioneristico nell’introduzione di tecniche innovative, il numero annuale di nascite più elevato di tutti i punti nascita della provincia, con, ad esempio, un tasso di tagli cesarei (considerato un indicatore rilevante di qualità assistenziale)
decisamente inferiore ad altri centri di riferimento lombardi e nazionali .
Numeri, fatti, non opinioni. Numeri e fatti che nascono dal duro lavoro e dalla strenua volontà di chi, come noi e i nostri collaboratori, non può credere e pensare che Varese non accetti l’entusiasmante sfida, che è anche culturale, di completare un ospedale della donna, del neonato e del bambino di grande livello e di respiro ampio, non può credere e pensare che qualcuno sfrutti la salute delle donne, dei neonati e dei bambini di questo territorio per fini (mediatici? politici? elettorali?) che nulla hanno a che fare con la cura dei pazienti.
F.to tutti i direttori/responsabili del Polo Materno-Infantile dell’Ospedale Del Ponte
Massimo Agosti
Pierfrancesco Bolis
Rosario Casalone
Fabio Ghezzi
Parmenio Mercuri
Luigi Nespoli
Roberto Puricelli
Paolo Piccinelli
Alberto Pozzi
Lilia Reali
Alessandra Stifan
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