Per il Maga 750mila euro, taglio del 25%
Il Comune conferma il contributo ordinario alla Fondazione Zanella, ma con il museo chiuso taglia le spese delle utenze. Il Comune dovrà far fronte alle spese di riparazione. Il presidente Buonanno: "Sarà dura". Appello anche agli altri soci, dalla Provincia al Ministero
750mila euro di dotazione annua. È la cifra che il
Comune di Gallarate stanzierà per il Maga nel 2013, una cifra che dovrà essere usata per tutte le necessità del museo, escluso ovviamente il recupero della struttura dopo l’incendio. «Un impegno che in questa fase riteniamo adeguato», dice l’assessore alla cultura Sebastiano Nicosia, facendo riferimento appunto allo stop alla struttura di via De Magri a seguito dell’incendio del tetto. Del tutto diverso, invece, il giudizio complessivo da parte di Giacomo Buonanno, il presidente della Fondazione Zanella che gestice il museo: «Conto sulle competenze delle persone della Fondazione, ma non sarà per niente facile».
Pa
rtiamo dai numeri: il Comune conferma 750mila di fondo annuale, ma non il contributo per la copertura delle utenze, che nell’ultimo anno (2012) richiedevano 260mila euro, per acqua, gas, energia elettrica, telefonia. Ora il valore delle utenze, dice dice l’assessore Nicosia, «sarà più basso di quanto previsto in passato» , in considerazione del fatto che «i tempi di rientro nella sede di via De Magri non possiamo prevederli, ma non saranno brevi». In più il Comune investirà altre somme per il recupero dell’edificio, dove si deve intervenire su coperture e impiantistica. Per il resto, Nicosia confida nel lavoro della Fondazione stessa: «Il Presidente ha fatto un ottimo lavoro di progettazione e di riordino delle spese, è la persona più indicata viste le esperienze».
Certo, i vertici della Fondazione non nascondono qualche timore. «Sarà dura, ma cercheremo di attrezzarci per farcela» dice infatti il presidente Giacomo Buonanno, da meno di un anno alla guida dell’ente di gestione del museo. «Cercheremo di fare bene con le risorse che abbiamo. Le risorse non sono certo tante e il taglio rispetto allo scorso anno è consistente, quest’anno è piuttosto incerto anche per il contesto in cui stiamo operando». Tra i nodi da sciogliere, quello dei contratti di lavoro dei dipendenti precari, a tempo determinato o a progetto, che riguardano in totale 9 persone: un contratto (quello a progetto per la mostra di Galliani e Busci) non sarà rinnovato avendo esaurito il progetto a cui era legato, mentre per gli altri otto si valutano (entro giorni) diverse soluzioni, che vadano dalla «proroga di sei mesi» al passaggio a tempo indeterminato, anche perché in alcuni casi (la didattica) vengono considerati fondamentali per portare avanti le attività della Fondazione, anche in mancanza del museo. Resta poi aperta la possibilità di fare ricorso alla cassa integrazione in deroga per una parte del personale a tempo indeterminato, «per garantire flessibilità dei costi della struttura per proteggere tutti i lavoratori» dice ancora Buonanno. «A luglio bisognerà comunque rivedere nel complesso la situazione: è necessario rivedere tutta la progettualità, attivare solo iniziative sostenibili». Ogni attività dovrà avere una copertura economica: «Dobbiamo cercare sponsor, anche per la didattica. Perché o alziamo i costi per le scuole o si trovano sponsor per coprire. Con i contributi attuali la didattica non regge».
Fin qui il ruolo del Comune. C’è poi il capitolo degli altri soci del museo, dalla Provincia su su fino al Ministero dei Beni Culturali: la possibilità di un intervento diretto degli altri soci è stata ipotizzata già anche dall’appello diffuso settimana scorsa dal Premio Arti Visive, che sta raccogliendo diverse adesioni nel mondo della cultura, non certo solo locale. «Avere dei soci solo pro-forma serve a poco – ribadisce anche Buonanno dal canto suo -, mi auguro che possano intervenire anche in maniera attiva, quindi anche nella struttura di controllo». Si guarda anche alla Regione e al governo nazionale (se e quando ci sarà): «Confido anche nell’impegno di parlamentari e consiglieri regionali neoletti, di tutte le parti politiche, perché facciano comprendere il valore territoriale del museo».
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