Legambiente e il MasterPlan: “Maroni doveva chiedere garanzie per 4 miliardi”
L'associazione del cigno verde commenta il parere che la Regione ha trasmesso al Ministero dell'Ambiente sull'ampliamento dello scalo
«Se Maroni fosse coerente con quanto promesso in compagna elettorale dovrebbe subito esigere da Sea il versamento di una fidejussione di almeno 4 miliardi a garanzia di realizzazione delle opere di compensazione». A dirlo è Legambiente, commentando il parere che Regione Lombardia ha trasmesso al Ministero dell’Ambiente sul progetto di potenziamento e ampliamento dello scalo.
«Il parere positivo della Giunta è condensato in una banalissima e al tempo stesso pericolosa frase: “Malpensa rappresenta un’opportunità strategica per lo sviluppo della competitività regionale e un’occasione, capace di attrarre funzioni terziarie e produttive di alto rango”. In realtà è in atto una nuova e pesante speculazione a danno del bene comune. Stessa pervicace motivazione ripetuta con insistenza 15 anni fa, ai prodromi dell’attuale collasso, con la quale si volle a suo tempo giustificare Malpensa 2000, nonostante la valutazione d’impatto ambientale negativa». L’analisi di Legambiente però prende in esame non solo la delibera, ma anche l’allegato che la Regione ha trasmesso al Ministero: secondo l’associazione ambientalista le tante criticità che pure sono messe in evidenza (come ha sottolineato la stessa Giunta regionale in un comunicato stampa successivo) lasciano «apertamente intendere che la Regione avrebbe dovuto esprimere parere negativo». Su un punto in particolare si concentra Legambiente: «Il documento regionale segnala che Sea è inadempiente rispetto al programma delle compensazioni di Malpensa 2000. Dunque, se in passato non è stata affidabile, come può oggi Maroni pensare che Sea vorrà o potrà effettivamente attuare gli indispensabili progetti compensativi, il cui costo minimo potrebbe essere quantificato in almeno 4 miliardi?». Per Legambiente nei fatti, nell’arco di quindici anni, Malpensa è diventata simbolo di «assistenzialismo statale, prima tenuto nascosto, ma ora conclamato» (il riferimento è alla vicenda apertissima di Sea Handling) e di devastazione ambientale, di speculazione. Senza dimenticare poi anche – dice Legambiente – il ruolo indiretto che l’aeroporto svolge (un po’ come tutti gli aeroporti internaizonali, a dire il vero) come crocevia di traffici illeciti, monitorati e repressi in parte dall’attività delle Forze dell’Ordine, dentro e intorno allo scalo.
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