Il digitale ha innovato il mondo dell’editoria. Ma attenti ai rischi

Le esperienze europee messe a confronto. Mario Tedeschini Lalli indaga sulla situazione in Spagna, Gran Bretagna e Svizzera

 Lo sviluppo dell’editoria digitale ha portato alla proliferazione di nuovi media un po’ dappertutto. Dalla Spagna al Regno Unito con l’unica eccezione della Svizzera, il web ha permesso il moltiplicarsi di siti che offrono notizie. A parlare di "glocal"in Europa sono intervenuti in sala Campiotti Luiz Izquierdo Labella del giornale spagnolo "La Vanguardia", Jom Kingsbury direttore della Fondazione Nesta e Natascha Fioretti dell’Osservatorio europeo di giornalismo. Alle domande del moderatore Mario Tedeschini Lalli, del gruppo l’Espresso, i relatori hanno raccontato delle esperienze europee. 

La Spagna ha assistito a un aumento esponenziale di testate che, però, devono fare il conto con la "svendita" della professione: « Il rischio è quello del giornalismo low cost – ha spiegato Izquierdo Labella – con studenti o stagisti utilizzati come cronisti con un abbassamento della qualità».
 
Anche in Gran Bretagna, il web ha permesso la proliferazione di siti di informazione ( circa 2000 in pochi anni) anche se il lettore britannico non chiede solo news: « L’informazione deve essere a 360 gradi – ha riassunto Kingsbury – dal meteo al tempo libero. Il problema è l’uniformità dell’offerta. Circa 25 testate, invece, hanno fatto la scelta iperlocale identificanosi con la propria collettività e questo grazie all’avvento di smartphone e tablet». 
 
Realtà a sé stante rimane la Svizzera, un po’ più lenta a cavalcare l’evoluzione tecnologica: «Si sperimenta pochissimo – ha detto Natascha Fioretti – Oggi il quotiamo più letto è "20 minuti" e questo la dice lunga sull’importanza della qualità. Una storia interessante è il giornale "La citè" edito da un siciliano, un giornale di informazione senza pubblicità che ha già raccolto 1600 abbonati».
 
L’innovazione tecnologica, dunque, ha portato una ventata di cambiamento nel panorama editoriale internazionale, come ha affermato in conclusione Todeschini Lalli, anche se le derive dei costi bassi o il moltiplicarsi di informazioni uguali possono essere un rischio per la bontà del prodotto finale.

Redazione VareseNews
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Pubblicato il 16 Novembre 2013
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