Robur, una scuola di pallacanestro che fa storia

Buon successo per l'iniziativa "Gianni&Gianni" tenutasi al convento dei Cappuccini, nonostante l'assenza di Asti. Sottolineata l'importanza delle due grandi società cittadine, pur con ruoli differenti nella comunità

Qualcosa di più di un tuffo, sia pure piacevole, nel passato, una rilettura del "come eravamo" comparata all’essere tecnici, dirigenti o semplici appassionarti di basket dei giorni nostri. Un successo l’incontro con il clan storico della Robur et Fides di sabato scorso (23 novembre) anche se Gianni Asti non è riuscito a sottrarsi alla guardia dei medici che in mattinata gli avevano vietato la trasferta di Varese, dove era atteso dall’altro Gianni (Corsolini) e dalla sua Robur per ricevere l’omaggio dovuto ai fedelissimi di una bandiera e di una causa, nel nostro caso quella della pallacanestro.
Un’emozione grande anche per i cronisti di antico pelo l’incontro con gente che era ed è la nobiltà dello sport, ovvero tecnici, giocatori, dirigenti, arbitri, che hanno scritto pagine preziose per la storia della nostra città e di quella nazionale. L’introduzione di Ettore Pagani, decano dei giornalisti sportivi varesini, documentata e fatta con partecipazione autentica, ha lanciato Gianni Corsolini, come Asti pioniere di una pallacanestro che non c’è più: il secondo Gianni ha ricordato come si sia lasciato il passo a una educazione dei giovani giocatori dove l’esercizio di tecnica individuale viene postposto a una deriva atletica americaneggiante che porta a una spettacolarità povera a volte di contenuti tecnici e di quel formidabile collante che è l’essere squadra dentro e fuori i palasport. E la Robur, Asti e Corsolini sono stati sì maestri di pallacanestro ma anche di vita, di scelte di comportamenti che uniti alle qualità personali cestistiche, coltivate sui campetti degli oratori, hanno contribuito a creare dei campioni. I fratelli Ossola, Rusconi e anche chi è passato temporaneamente alla Robur, come Meneghin, Bisson e Vianello, sono testimoni diretti ed eccezionali dell’avventura sportiva ed educativa del clan Robur, della sua presenza operativa e forte in una città dove l’altra squadra ha raccolto il massimo consenso per i traguardi, meritatamente raggiunti.
I buoni rapporti tra le due società hanno sempre confermato i loro ruoli nella comunità cittadina: diversi, ma entrambi utili e degni del massimo rispetto per la loro portata sociale. L’adunata festosa dei roburini alla sala San Francesco dei Cappuccini apre le porte ad altri incontri, sportivi e culturali: c’è infatti una notevole disponibilità dei frati ad accogliere qualsiasi iniziativa che possa giovare alla comunità.

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Pubblicato il 28 Novembre 2013
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