Torna in vigore una regola del 1945: “Il Ticino rischia di morire”

Il Ministero dell’Ambiente, su richiesta svizzera, ha sospeso un programma sperimentale in vigore dal 2010. Ora il flusso idrico nel Ticino non sarà più garantito e il fiume rischia la siccità

Se tutto andrà come previsto, il Ticino morirà. Fauna, flora, attività produttive e campi coltivati sono a grandissimo rischio dopo la sospensione del cosiddetto "deflusso minimo vitale" (DMV) delle acque dal Lago Maggiore. Il provvedimento, nato in via sperimentale nel 2010, si basava sulla garanzia di una quantità minima di acqua da far fluire lungo il fiume azzurro per assicurare la sopravvivenza naturale e produttiva delle realtà che insistono sul corso d’acqua. Ora invece il Ministero dell’Ambiente ha inviato un ordine al Consorzio del Ticino, l’ente regolatore delle acque, nel quale si impone di "operare la regolazione dei livelli del Lago Maggiore mantenendo la regolazione estiva entro il limite di +1,0 m. rispetto allo zero idrometrico di Sesto Calende".

In sostanza, se fino ad oggi erano garantiti 18 metri cubi di acqua al secondo dal Lago Maggiore all’interno del Ticino da oggi il vincolo da rispettare sarà quello del livello del lago stesso. La vicenda paradossale sarebbe nata dalla richiesta delle autorità Svizzere (i cui confini abbracciano parte del lago) di un "costante e tempestivo scambio di informazioni all’interno di un meccanismo di consultazione reciproca". Qualcuno al Ministero dell’Ambiente deve aver tradotto questa espressioni nella volontà di una sospensione della sperimentazione in corso. E così è stato riportato in vita il vecchio sistema di regolamentazione. Rischiando di condannare il Ticino.

«Quella del Ministero è una posizione incomprensibile che non ha nessuna giustificazione -tuona il presidente del Parco del Ticino, Gian Pietro Beltrami- in quanto non sostenuta da nessuna ragione tecnica, nemmeno dalle autorità svizzere». Il parco, sia nel lato piemontese che in quello lombardo, ha così inviato una missiva urgente a Roma proprio per chiedere che tutto questo venga immediatamente sospeso. Oltre a mettere a rischio la vita lungo il fiume, il ritorno al 1945 espone le attività umane a granddisime vulnerabilità. «Nel 2012, mentre tutta Italia ha vissuto un momento di scarsità della risorsa idrica -si legge nella lettera inviata al ministero- l’area del Ticino grazie al nuovo modello di gestione ha garantito la rete dei canali piena, l’acqua del fiume e di conseguenza nessuna perdita di produzione né agricola né industriale e nessun danno all’ambiente». Un modello virtuoso che oggi viene improvvisamente cancellato e per il quale i due enti chiedono l’immediato ripensamento: «chiediamo di ritirare immediatamente la disposizione in quanto assolutamente immotivata anche perchè non sostenuta da alcun riscontro tecnico ma nata semplicemente da una nota burocratica della Confederazione Svizzera che, tra l’altro, non esprime contrarietà al programma sperimentale».

 

di redazione@varesenews.it
Pubblicato il 19 giugno 2014
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