Dall’idroambulanza al ciclosoccorso: ecco il pronto intervento “mondiale”

Visita nella cittadella allestita nei pressi del lido per fare fronte alle emergenze sanitarie di atleti e spettatori. E a Bodio c'è un pontile attrezzato per l'evacuazione via lago

Il loro compito è un po’ come quello degli arbitri: meno se ne parla, meno diventano protagonisti e meglio è. Insomma, il mancato intervento è segnale che tutto sta filando liscio, ma in caso di chiamata devono essere pronti, rapidi ed efficienti. Parliamo delle decine di persone che, nel silenzio, gravitano intorno al centro medico allestito alla Schiranna in occasione dei Campionati del Mondo di canottaggio under 23, manifestazione che giustamente richiede standard internazionali sia per l’afflusso di gente al campo di regata, sia per il numero di atleti impegnati (circa 800) e per il loro tipo di sforzo.
A coordinare l’intero settore sanitario è il dottor Antonio Satta affiancato da specialisti di alto profilo che hanno già lavorato fianco a fianco negli eventi remieri organizzati a Varese in questi ultimi anni. E sono davvero molte le curiosità che si possono scovare durante il “tour guidato” alla cittadella medica.

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Il centro medico dei mondiali alla Schiranna 4 di 11

Anzitutto gli spazi utilizzati: si va da un centro medico attrezzato con tre posti letto cui è affiancata una seconda tenda che può arrivare a ospitare un’altra dozzina di pazienti. «Ieri – venerdì – in uno dei rari momenti di caldo abbiamo avuto fino a nove persone bisognose di cure, ma la struttura ha retto questo numero e non abbiamo dovuto ricorrere a ulteriori interventi, evitando anzi di portare persone al pronto soccorso» spiegano Giordano Trecca e Alessandro Bianchi della Croce Rossa Italiana. Due, fino a questo momento (sabato mattina) le persone soccorse alla Schiranna e poi ricoverate: un atleta norvegese alle prese con un problema cardiaco e il familiare di un canottiere che si è procurato una frattura.
Alle spalle di questo spazio (che comprende anche la sala antidoping) trovano posto un’ambulanza attrezzata come se fosse un centro di rianimazione, il furgone che fa da sala operativa e la zona utilizzata per i briefing, cui fanno riferimento anche gli uomini del ciclosoccorso che pattugliano, con mountain bike dotate di borse per il primo intervento l’intero litorale della Schiranna.



Valentino Bellingrieri
è il medico dello sport che collabora con la Federcanottaggio: «Al centro medico gestiamo due livelli di intervento; il primo riguarda la parte sportiva: gli atleti hanno sempre a disposizione uno specialista in medicina sportiva che può accoglierli e gestire le loro problematiche. Il secondo livello riguarda invece le emergenze che, in una situazione come questa, possono avvenire sia a terra sia in acqua». E per questa seconda opzione, l’organizzazione di Varese 2014 si è preparata con una serie di mezzi e competenze appositi. Da un pontile dedicato (nei pressi del Lido) vanno e vengono una “idroamblulanza” (una imbarcazione che agisce in caso di emergenze sul lago), un secondo gommone che la può assistere e – novità di quest’anno – una moto d’acqua dotata di una sorta di barella per caricare gli infortunati e trasportarli a pelo d’acqua. Dallo stesso punto si muove un ulteriore gommone con due persone che, al termine di ogni regata, passano in rassegna tutti gli atleti per garantire intervento in caso di bisogno. Inoltre, sempre via lago, è stato predisposto un pontile a Bodio che permette di evacuare eventuali pazienti se la strada della Schiranna si rivelasse intasata per motivi di traffico.
E, al di là di traumi e malori, l’organizzazione si è adoperata anche per un’area più prettamente sportiva, quella della fisioterapia. In una parte del Parco Zanzi piuttosto lontana dal fulcro della manifestazione (per motivi di privacy e tranquillità) è stata montata una tenda a disposizione delle squadre: vi possono accedere sia le nazionali dotate dei propri massaggiatori, sia quelle che non hanno uno fisioterapista al seguito (Cina e Nuova Zelanda sono le delegazioni più ampie senza un’assistenza propria). In questo caso ci sono alcuni specialisti messi a disposizione dal comitato organizzatore per garantire a tutti gli atleti una tutela dei propri “motori”, senza i quali ogni risultato sarebbe precluso.

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Pubblicato il 26 Luglio 2014
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