Da Parigi a Varese in viaggio con le orchidee
Sono venuti anche dalla Francia e dal Belgio per mostrare ai varesini i loro capolavori floreali. "Varese orchidea": tre giorni in Camera di Commercio dedicati al fiore più elegante della terra

Sono venuti anche dalla Francia e dal Belgio per portare le loro orchidee nella Sala Campiotti
al secondo piano della Camera di Commercio. Gerard Schmidt, Ryanne Wubben e Graziano Marongiu, sardo trapiantato a Parigi da oltre 40 anni, esporranno per tre giorni, da venerdì 5 a domenica 7 settembre, i loro capolavori floreali insieme alle nostrane Riboni Orchidee e Orchideria di Morosolo.
"Varese orchidea", organizzata da Camera di Commercio, Provincia, Associazione produttori florovivaisti e Associazione lombarda amatori orchidee (Alao), è il simbolo di un settore che nel pieno della crisi ha ridato speranza alle nuove generazioni. «Le orchidee – sottolinea Fernando Fiori, presidente di Coldiretti – pur essendo un prodotto di nicchia, incarnano sia la passione per il lavoro che il desiderio di innovare. In agricoltura si possono fare cose belle e il ritorno alla terra di questi anni è figlio anche di una nuova percezione culturale che non considera più il lavoro nei campi degradante. Anche se le barriere all’entrata sono ancora penalizzanti e nonostante la redditività non sia esaltante, consiglio ai giovani di avvicinarsi all’agricoltura».
La produzione sarà di nicchia, ma il mondo delle orchidee, come spiega Sandro Sartorio, presidente dell’Alao, è diventato molto popolare da quando questi fiori sono entrati con la stessa autorevolezza della passata di pomodoro nei supermercati. «Esistono più di tredicimila specie di orchidee – spiega Sartorio – una diversità che obbliga gli appassionati a un confronto continuo. Il fatto che oggi siano un prodotto presente sugli scaffali è solo un bene perché ha dato a questo fiore una popolarità inaspettata. Ora bisogna evitare di appiattirsi».
Dietro i cosiddetti ibridi commerciali (le orchidee commercializzate nei supermercati), c’è una lunga storia di ricerca perché se fino a poco tempo fa la riproduzione era difficile, oggi le tecniche si sono affinate consentendo ibridazioni interessanti. Ma nonostante la conquistata popolarità tra il grande pubblico, l’orchidea rimane un fiore d’élite.
«La prima orchidea l’ho regalata a mia madre- racconta Graziano Marongiu – però nessuno sapeva darmi informazioni ulteriori. Poi cercando ho trovato un’azienda nei dintorni di Parigi che le coltivava. È accaduto 40 anni fa e da allora non ho più smesso di contribuire alla conoscenza di questo fiore meraviglioso. Sono qui a Varese perché mi fa sempre piacere tornare in Italia con i miei fiori».

Gioele Porrini ha 23 anni e la sua passione per le orchidee è scattata in una serra del Costa Rica. «Non potrò mai dimenticare il profumo del muschio – racconta il giovane -. Qui in sala Campiotti ho visto già delle piante notevoli come un epigenium su zattera (il supporto in sughero sul quale vengono fatte crescere ndr) che è il modo che più le avvicina alla natura. Non c’è niente di più intenso».
Le orchidee racchiudono in sé bellezza ed essenzialità, ma a seconda che siano ibridi o specie, lo sguardo dell’intenditore cambia di intensità. Una cattleya maxima si proietta nel vuoto del secondo piano come una cascata. Sartorio giura di non averne mai vista una con una fioritura così bella e abbondante. Con la stessa carica di passione, all’interno della sala, i suoi occhi ammirano una rigogliosa paphinia. «Non ci sono regole di coltivazione che valgono per tutte le orchidee – conclude Sartorio -. E chi dice che hanno bisogno di caldo e umido, dice una cosa sbagliata, perché dipende dalla specie o dalla ibridazione. Vi consiglio di confrontarvi con un’associazione di amatori, lì troverete informazioni preziose per prendervene cura. Quanto a regalarle non ci penso nemmeno perché: costano soldi, fatica e non sempre fioriscono».
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