L’ultimo “Rierùn” fa rima col pesce “in carpiun”
Iniziativa godereccia in riva al lago per sovvenzionare il recupero di una barca storica che testimonia un passato recente legato alle tradizioni
Le iniziative messe in atto dall’Amministrazione Comunale per restaurare l’enorme barca per la pesca comunitaria operativa sul Lago di Varese fino a metà del secolo scorso (Il Rierùn) entrano nel vivo Domenica 12 ottobre con un programma denso di iniziative davvero interessanti.
Gli eventi, patrocinati dalla Provincia di Varese, dall’Agenzia del Turismo e della Cooperativa pescatori del Lago di Varese, sono stati organizzati grazie al contributo di una serie di sponsor tra cui spiccano le attività commerciali del paese (Trattoria della Rosa, Gelateria Melomangio, Bar La Darsena Farmacia Stefini), Whirlpool, Centro Culturale Amerigo Ponzellini, Associazione Arteatro e Associazione Remolungo).
Questo il programma della giornata (12 ottobre):
Ore 11.00 – Ghiacciaie
Inaugurazione mostra: “Atmosfere e luoghi del Rierùn”
Foto di Bogni, Carozzi, Cellina, Chiaravalli, Fidanza, Giorgetti, Meazza, Zanetti,
Archivio Comunale Cazzago Brabbia
Betty Colombo legge "C’era una volta… il Rierùn"
Ore 13.00 – Lago di Piazza
Sagra del Carpione – Pranzo a base di pesce di lago
(Per prenotazioni telefonare allo 0332.947120 (Trattoria della Rosa)
Il ricavato sarà devoluto al restauro del Rierùn, rara testimonianza di un passato in cui la pesca sul Lago di Varese rappresentava ancora un’attività centrale nell’economia del paesi rivieraschi, nonché occasione per riscoprire un pezzo importante della nostra tradizione.
Il Rierùn era una gran rete a sacco (a Cazzago erano due perché veniva usato solo in coppia) che serviva quasi esclusivamente per la pesca delle tinche, ma che consentiva anche di fare memorabili retate di scardole come ricorda il pescatore Ernesto Giorgetti nel suo libro “Confesso che ho pescato”. La stagione del Rierùn andava dalla metà di marzo fino a ottobre, con l’esclusione del mese di giugno che coincideva con la frega delle tinche.
Al Rierùn, che era una pesca di gruppo ma facoltativa, partecipavano più di venti pescatori. Ci si ritrovava di norma al mattino presto in una zona del lago fissata precedentemente. L’incarico di guidare i due imponenti barconi impiegati (A Cazzago erano il San Pietro e il San Paolo – quello oggi recuperato) passava a turno da un pescatore all’altro, scartando i più deboli. Su ogni barcone agiva una squadra i cui membri non si mischiavano mai con quelli dell’altra, creando anche una sorta di antagonismo tra i due gruppi. I due barconi procedevano appaiati, a circa un centinaio di metri di distanza, nell’attesa che qualche tinca guizzasse sull’acqua. Una volta avvistata la preda e il relativo branco i due barconi si avvicinavano ponendosi su due linee parallele. Venivano dunque calate velocemente le reti procedendo circolarmente e nel medesimo senso facendo attenzione ai forti strappi delle reti che rischiavano di essere letteralmente strappate dalle mani dei pur abili pescatori. Ciascuna delle due parti del Rierùn era lunga circa 150 metri e nel punto centrale l’altezza raggiungeva i 40 metri
Chi guidava i barconi, sospinti da due grossi e pesanti remi, doveva essere estremamente abile nel disegnare con sveltezza il proprio semicerchio raggiungendo l’estremità dell’altra rete facendo in modo che non ne avanzasse della sua o che non ne mancasse più di una decina di metri, distanza facilmente colmabile facendo sfilare un’apposita corda attaccata alla rete. I barconi, quindi, si fronteggiavano di punta e due uomini per parte cominciavano a raccogliere la corda inferiore delle opposte reti e la tensione uguale faceva in modo che le due barche rimanessero perfettamente ancorate nella stessa posizione. Le corde, dunque, drenavano sul fondo con tutta l’efficacia di una rete a strascico. I barconi, poi, si avvicinavano l’uno all’altro fino a congiungersi e ci si restituiva le corde proprie della rete di ciascuna barca. Si erano così formati due cerchi chiusi e separati punteggiati dai galleggianti allineati. Da questo momento iniziava la levata vera e propria accompagnando la corda inferiore con quella dei galleggianti e i pesci finivano in fondo alla sacca fatta di maglie più spesse.
Il pescato veniva poi portato a Calcinate del Pesce dove veniva pesato e messo nelle vasche per poi essere trasportato e venduto
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