Al via il processo ai due carabinieri per la sparatoria nei boschi di Castelveccana, la difesa si oppone alla costituzione della parte civile

Il giudice rinvia la decisione al 13 aprile anche per l’eventuale ammissione del rito abbreviato. É scontro sull’identificazione dei parenti della vittima. Il difensore della famiglia della vittima: "I militari non vogliono pagare anche economicamente per le loro responsabilità"

Sono due le questioni legate al procedimento penale che si è aperto oggi di fronte al Giudice per l’udienza preliminare di Varese in merito all’omicidio avvenuto il 10 febbraio del 2023 nei boschi di Castelveccana, dove ha trovato la morte una cittadino marocchino di 32 anni, Rachid Nachad.

La prima questione è legata all’ammissibilità delle parti civili, secondo il difensore Marco Romagnoli sono otto, che consistono nei parenti della vittima, padre madre e fratelli. La seconda questione riguarda la possibilità di ammettere i due imputati al rito abbreviato, che in caso di condanna comporterebbe la decurtazione di un terzo della pena. Su entrambi i quesiti, il giudice per l’udienza preliminare di Varese Marcello Buffa ha rimandato all’udienza della 13 aprile.

Le due persone imputate sono due carabinieri in servizio al momento dei fatti. Uno, 56 anni, sottufficiale oggi non più nell’Arma è accusato di omicidio volontario pluriaggravato. Secondo l’ipotesi della Procura è il militare che nel corso di un servizio antidroga effettuato nei boschi nelle vicinanze della cascata della Froda a Castelveccana, con altri due colleghi tutti in borghese, avrebbe sparato due colpi con la pistola di ordinanza e altri quattro con un fucile che portava illegalmente: di questi ultimi, due erano andati a segno uccidendo Rachid Nachat.

L’altro capo d’accusa è la «falsità ideologica commessa dal pubblico ufficiale in atti pubblici» per aver asserito falsamente nell’annotazione di polizia giudiziaria quanto avvenuto quel tardo pomeriggio nei boschi. L’altro militare, 58 anni, è accusato «favoreggiamento personale» aggravato per aver aiutato il collega nella falsità ideologica, «frode in processo penale e depistaggio», «falsità ideologica commessa dal pubblico ufficiale in atti pubblici».

Per l’avvocato Marco Romagnoli, che rappresenta i familiari della vittima in giudizio e che ne ha chiesto la costituzione di parte civile, « i parenti del ragazzo ucciso sono stati tutti identificati già a suo tempo da un pubblico ufficiale, quindi non comprendo i motivi per i quali i difensori degli imputati debbano opporsi alla costituzione, forse perché non vogliono pagare anche economicamente per le loro responsabilità».

Di tutt’altro avviso i difensori dei due carabinieri avvocati Luca Marsico e Lucio Lucia che invece sostengono «la totale certezza di riconoscibilità delle persone che hanno chiesto di costituirsi come parte civile». La parola ora al giudice, in un processo che si preannuncia molto duro nei toni e nelle posizioni delle parti.

Tutti gli eventi

di marzo  a Materia

Via Confalonieri, 5 - Castronno

Redazione VareseNews
redazione@varesenews.it

Noi della redazione di VareseNews crediamo che una buona informazione contribuisca a migliorare la vita di tutti. Ogni giorno lavoriamo cercando di stimolare curiosità e spirito critico.

Pubblicato il 19 Febbraio 2026
Leggi i commenti

Commenti

L'email è richiesta ma non verrà mostrata ai visitatori. Il contenuto di questo commento esprime il pensiero dell'autore e non rappresenta la linea editoriale di VareseNews.it, che rimane autonoma e indipendente. I messaggi inclusi nei commenti non sono testi giornalistici, ma post inviati dai singoli lettori che possono essere automaticamente pubblicati senza filtro preventivo. I commenti che includano uno o più link a siti esterni verranno rimossi in automatico dal sistema.

Vuoi leggere VareseNews senza pubblicità?
Diventa un nostro sostenitore!



Sostienici!


Oppure disabilita l'Adblock per continuare a leggere le nostre notizie.