Un libro per immaginare il futuro di “Palazzo Minoletti”

La Casa del Fascio in piazza Garibaldi, aperta nel '42, attende ancora un recupero. Un volume di Gasparoli e Scaltritti propone ipotesi e anche una ricostruzione storica articolata, partendo dal 1936, quando si pensava di costruirla in piazza Risorgimento

È stato pubblicato, per i tipi di Altralinea di Firenze, il volume di Paolo Gasparoli (docente al Politecnico di Milano) e Matteo Scaltritti (Presidente della Società Gallaratese per gli Studi Patri) dedicato a "La Casa del Fascio di Gallarate. Ipotesi per il riuso e la valorizzazione", alle origine e ad un possibile futuro per l’edificio più noto a Gallarate con il nome di Palazzo Minoletti, affacciato su piazza Garibaldi. Il libro costituisce l’approfondimento delle riflessioni già emerse in occasione della mostra "Ripensare il moderno", ospitata proprio da Palazzo Minoletti dall’1 al 14 marzo 2014: accoglie contributi, oltre che degli autori, anche di Marina Cristina Loi, Vittorio Introini, Elisa Bruni, Anna Ronchi e Giulia Totaro. Il libro prende spunto dalle attività didattiche degli studenti della Facoltà di Architettura del Politecnico di Milano, che hanno sviluppato delle ipotesi progettuali di riuso del Palazzo, riportate in appendice, per riaprire il dibattito – per la verità piuttosto vivace negli ultimi mesi – sul riuso compatibile di questo edificio, andando a rivalutarne la centralità sua sul piano culturale che urbano.

Attraverso un percorso di conoscenza e di frequentazione della Casa del Fascio e del suo contesto, e secondo un rigoroso approccio critico, il volume di Gasparoli e Scaltritti propone dunque una riflessione ampia sulla storia dell’edificio, progettato dall’architetto Giulio Minoletti, figura di primo piano nel panorama artistico tra le due guerre e nel successivo periodo della ricostruzione. Alcuni passaggi del testo potranno incuriosire in particolare i lettori conoscitori della zona: si scopre ad esempio che la prima ipotesi per la Casa del Fascio era stata individuata nel foro boario, la piazza del mercato del bestiame che dopo la Grande Guerra avrebbe mutato il suo nome in piazza Risorgimento. A distanza di un anno, nel 1937, questa prima ipotesi fu scartata a favore della collocazione sul lato meridionale di piazza Garibaldi.

Pur ricostruendo nei dettagli la genesi del progetto e dell’edificio vero e proprio, costruito negli anni a ridosso dell’inizio della Seconda Guerra Mondiale, il volume concentra l’attenzione – come suggerito dal titolo – in particolare sulle ipotesi di recupero: «L’obiettivo è contribuire, con più coerenza e convinzione, a formulare ipotesi di rutilizzo meditate e non estemporanee come quelle che, ad intervalli irregolari, emergono sull’onda di intuizioni più o meno alla moda, connesse alla possibilità di agganciare eventi contingenti o determinate da una volontà di riuso quasi "a prescindere». È una critica – questa – che più volte è stata proposta da Gasparoli e Scaltritti, nel quadro di un dibattito cittadino su "Palazzo Minoletti".

Redazione VareseNews
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Pubblicato il 03 Ottobre 2014
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