“Io, il Varese, Fascetti e Landini”

Conosciamo meglio Antonino Imborgia, nuovo presidente biancorosso, che nella sua lunga carriera ha avuto modo di incontrare molti protagonisti del mondo biancorosso. E su Messi dice che...

Antonino Imborgia è nel calcio da una vita: 56 anni, cresciuto nella sua Palermo ha lasciato 17enne il capoluogo siciliano per girare l’Italia del pallone. Prima da giocatore, un difensore centrale roccioso, poi da procuratore e quindi da dirigente. Una veste che lo ha portato anche in Belgio e Slovenia e che lo ha fatto venire a contatto con una gran fetta di questo mondo. Ed è proprio lui a toccare i rapporti avuti con una serie di persone con i quali, prima o poi, ha avuto a che fare.

IL VARESE – «Qui perché nel Varese non ho mai giocato, ma ricordo bene il fatto che ogni volta a Masnago si doveva fare la guerra. Era così quando facevo il difensore, è stato lo stesso da dirigente. Un esempio? L’ultima volta con il Grosseto: perdemmo di brutto, e a fine gara c’era Sannino che litigava a centrocampo, Sogliano che smadonnava in panchina ed Ebagua che aveva preso a botte tutta la nostra difesa. Che spirito».

MAROTTA E FASCETTI – «L’altro motivo per cui mi piace il Varese è che nel calcio uno degli amici più importanti che ho è Beppe Marotta, uno dei più cari è Eugenio Fascetti. Mi han parlato talmente tanto di Varese, che ora mi sembra di rileggere un libro già studiato tante volte».

MESSI (secondo Preziosi, Imborgia scartò l’argentino dopo un provino con il Como) – «Sarebbe più serio non parlarne. Comunque basta andare in Questura a Como per verificare se qualcuno con quel nome, o un suo parente, è passato da là in quel periodo. Messi allora era già a Barcellona e anche i catalani lo hanno confermato con un comunicato ufficiale. Per carità: errori in carriera ne ho fatti, ma questa è una leggenda. Chiamiamola così».

LAURENZA – «Ci conosciamo da qualche tempo: in Nicola ho trovato una cosa non comune. É una persona diversa da quelle che di solito si trovano nel mondo del calcio: lavorare con lui è un bello stimolo. E di stimoli me ne intendo, visto che un anno fa ho lasciato il Parma, e un contratto mica male, perché non mi divertivo più».

(Laurenza, Landini e Bettinelli: ecco cosa dice di loro Imborgia)


LANDINI – «La mia amicizia con Spartaco è particolare. La prima volta che lo vidi facevo il raccattapalle alla Favorita, avevo 9 o 10 anni: lui giocava nel Palermo e a casa ho una foto in cui gli sto consegnando il pallone a bordo campo. Ora invece con lui, Fascetti e mi suocero, l’ex allenatore Riccomini, ci ritroviamo nelle stagioni morte a parlare di calcio in un bar di Viareggio».

SOGLIANO – «Ricky ora ha qualche problema nello spostarsi, quindi a Viareggio non ci viene e comunque non è tipo per quel bar che frequento. Forse lo posso incontrare se inforco la bici e pedalo sulla ciclabile verso Forte dei Marmi, ma è un po’ che non ci vediamo».

CANNELLA – «Lo conosco da 25 anni, da quando collaborava con Pasquale Casillo. Lo ritengo una persona capace di vedere e capire il calcio anche se non ho mai lavorato insieme a lui: ci siamo solo sfiorati a Salerno. E non ha fatto da tramite tra Laurenza e il mio amico che sta investendo nel Varese».

BETTINELLI – «Ho appena avuto modo di conoscerlo. L’ho visto un po’ giù dopo la sconfitta di Latina, ma mi sembra una persona solida, in sella e che ha in mano la fiducia della squadra. E gli ho assicurato che le voci messe in giro su un contatto con Marcolin sono false e scorrette: se io cerco un altro, lo dico in faccia».

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Pubblicato il 17 Dicembre 2014
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