Meteo: caldo e pioggia, un anno da record
Il rapporto del Centro Geofisico Prealpino pubblica i dati statistici sul riscaldamento globale che si riflettono anche nel Varesotto. Cambiamenti climatici in atto: “Due gradi in più dagli anni ’60 ad oggi”
Caldo e umido, molta pioggia e poca neve: il clima in provincia di Varese si avvicina sempre di più a qualcosa di molto diverso dal modello “temperato” che ci insegnavano a scuola: lo dicono gli ultimi dati del report del Centro Geofisico Prealpino. Un’istantanea implacabile che parla di cambiamenti climatici in atto e di record tutti all’eccesso per quanto riguarda temperature e piogge cadute: dati che l’istituto di meteorologia ha pazientemente catalogato dalla metà degli anno 60’ fino ad oggi.
Il report, che pubblichiamo integralmente come documento ( qui il pdf, grandezza 4 MB ) , incorona il 2014 anno più piovoso dal 1965, con veri e propri picchi raggiunti nei mesi di gennaio e febbraio e come secondo anno più caldo (ma solo per alcuni scarti minimi) dal 2003: inverni caldi e piovosi che hanno portato ad una primavera calda, con addirittura 27 gradi a marzo e un’estate precoce. Il risultato è stato lo spostamento delle piogge in inverno ed in estate, con ben 41 temporali (contro una media di 29) e poca neve in pianura: è nevicato molto, ma sopra i 1.500 – 2.000 metri.
Quello che preoccupa ha sempre lo stesso nome: "global warming", riscaldamento globale.
“A Varese – si legge nel rapporto del Centro Geofisico Prealpino – la temperatura media dell’anno meteorologico 2014 è stata di 14,12° al secondo posto tra le più calde registrate dal 1967, appena sotto il record del 2003 (14,16°) di cui ricordiamo l’estate rovente. Al terzo posto troviamo il 2011 (14,10°) e al quarto posto il 2009 (13,9°). Con l’eccezione del 2010 che fu piuttosto fresco (12,7°), tutti gli anni più caldi sono dunque molto recenti e confermano la tendenza al riscaldamento di 0.44° ogni 10 anni, ovvero poco più di 2,0 gradi a partire dal 1967. E’ mancato il caldo dell’estate ma anche il freddo dell’inverno. La primavera mite e il caldo record in autunno hanno trascinato la media verso l’alto”.
I principali effetti di questo riscaldamento si notano nelle piante da frutto che fioriscono sempre prima e soprattutto nello scioglimento di ghiacciai alpini.
“Nonostante gli abbondanti accumuli nevosi invernali e la variabilità estiva, il 2014 è stato un altro anno pesantemente negativo per i ghiacciai delle Alpi. Le misure al ghiacciaio di Hohsand (Formazza) effettuate dal CGP il 16 settembre hanno mostrato una perdita netta di spessore di ghiaccio addirittura peggiore che nel 2013 con totale assenza di neve residua.
Le perdite di spessore di ghiaccio vanno da 103 cm a 2800m a 200 cm a 2615 m”.
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