Riccardo Luna: “Per la cultura digitale non è mai troppo tardi”
Secondo il digital champion italiano, ci vorrebbe una altro maestro Manzi per accompagnare la nuova rivoluzione digitale degli italiani
"Non è mai troppo tardi" era il titolo di una trasmissione televisiva che insegnava l’italiano agli italiani. Era condotta da un giovane maestro elementare, Alberto Manzi, oggi considerato un moderno padre della patria perché lo sviluppo industriale dell’Italia del secondo dopoguerra è stato possibile anche grazie al contributo di quella trasmissione. Secondo il digital champion Riccardo Luna (foto), intervenuto telefonicamente alla presentazione della Faberschool di Confartigianato Imprese Varese, per diffondere la cultura digitale in Italia ci vorrebbe un altro maestro Manzi. «In quegli anni – spiega Luna – gli imprenditori si rimboccavano le maniche e la conoscenza della lingua serviva ad affermare un diritto di cittadinanza. Bisogna tornare a imparare, come si faceva durante il boom economico, solo così si puo’ ancora rischiare impreditorialmente».
Il problema italiano non sarebbe legato alle infrastrutture, come in genere si sostiene, bensì
alla mancanza di una cultura digitale diffusa e condivisa. E neppure le condizioni economiche
spiegano l’arretratezza italiana in fatto di digitale rispetto agli altri paesi europei. «In Italia i fondi per sostenere le startup non mancano – continua Luna -. È vero che il venture capital non è mai stato il nostro forte, ma oggi i giovani imprenditori innovativi possono contare su una serie di strumenti messi in campo anche dalla Ue. Il vero problema per una nuova impresa innovativa non è certo partire, ma crescere, perché manca un contesto coerente».
Il contesto non aiuta anche perché il racconto del Paese è rimasto fermo agli anni del grande sviluppo industriale e questo è uno dei motivi per cui l’Italia fa più fatica rispetto agli altri Paesi europei e per annullare questo gap occorre creare un nuovo immaginario collettivo intorno alla cultura digitale in grado di liberare energie creative e sostenere la crescita. «In questo senso noi giornalisti – conclude Luna – abbiamo una grande responsabilità perché continuiamo ad usare categorie vecchie che non riescono a rappresentare il nuovo tempo».
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