Da Mantova a Busto: il Rigoletto in diretta al Sociale

Martedì 12 maggio nella sala bustocca sarà trasmesso in diretta lo spettacolo. Un appuntamento inserito nella rassegna cittadina teatrale

teatro sociale busto arsizio

Sarà Il Rigoletto al centro dell’ultimo appuntamento della rassegna  «L’opera al cinema», promossa al teatro Sociale di Busto Arsizio nella stagione 2014/2015 grazie alla preziosa collaborazione di Microcinema Distribuzione. L’appuntamento, in programma alle ore 19 di martedì 12 maggio, è inserito nell’ambito della stagione cittadina «BA Teatro».   La versione proposta nella sala di piazza Plebiscito, prodotta da Andrea Andermann per Rada film, è ambientata a Mantova, nei luoghi e nelle ore del libretto, rispettando cioè «il ritmo più autentico della storia» così come è stata pensata e narrata dagli autori. Il costo del biglietto per il film «Rigoletto a Mantova» è fissato ad euro 10,00. È possibile riservare i propri posti al numero 0331.679000 (dal lunedì al sabato, dalle ore 9.30 alle ore 12.30).

Placido Domingo, tenore impegnato nella parte scritta per baritono, vestirà i panni di Rigoletto, il superstizioso buffone di corte che piange l’amara morte dell’adorata figlia Gilda, interpretata dalla soprano Julia Novikova, vittima dell’amore sbagliato per il duca di Mantova che ha la voce del giovane Vittorio Grigólo. L’Orchestra sinfonica nazionale della Rai è diretta dal maestro Zubin Mehta; firma la regia Marco Bellocchio. Mentre la fotografia del film, vincitore del prestigioso Golden Prague – Czech Crystal Performing Arts, ha visto all’opera il premio Oscar Vittorio Storaro.

«Rigoletto», terza commissione per l’artista emiliano da parte del teatro La Fenice di Venezia (dopo «Attila» ed «Ernani»), esordì la sera dell’11 marzo 1851. Prima del debutto, il capolavoro del compositore di Busseto -avvincente storia dell’eterna diatriba tra fato e volontà- fu oggetto d’attenzione da parte della censura dell’Imperial Regio Governo asburgico, che non accettava l’attribuzione di un ruolo negativo a un sovrano e che riteneva il soggetto di «ributtante immoralità ed oscena trivialità». Giuseppe Verdi optò per qualche compromesso, spostando l’ambientazione dalle rive della Senna a quelle del Mincio, trasformando il re di Francia nel duca di Mantova (con un richiamo, forse intenzionale, alla figura dello spregiudicato Vincenzo Gonzaga) e cambiando l’originale titolo del componimento, «La maledizione», in «Rigoletto».

La trama è nota: Rigoletto, deforme e pungente buffone alla corte rinascimentale di Mantova, ha una figlia «segreta», Gilda, che tiene lontana dal mondo corrotto di Palazzo ducale. Duro e cattivo con tutti, sempre pronto a scherzi e vendette crudeli, l’uomo si dimostra, invece, con la ragazza un padre tenero e premuroso. Per uno scherzo del destino, la giovane diventa oggetto delle attenzioni del duca di Mantova, libertino impenitente. Nel frattempo, le reazioni dei cortigiani alle malefatte del buffone daranno il via a una serie di delitti: Gilda sarà rapita e violata dal nobiluomo; Rigoletto, per vendicare l’offesa, pagherà Sparafucile, un bandito, perché uccida il suo padrone, ma a morire, per mano del sicario sarà l’amata figlia.

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Pubblicato il 11 Maggio 2015
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