Confcommercio va alla guerra. Dopo Decathlon tocca all’ex Siome

Troppi centri commerciali. Tanzi: «Abbiamo vinto una battaglia, ma la strada è ancora lunga. Non è possibile che i comuni pensino di trasformare tutte le aree dismesse in aree di vendita»

Ascom generiche

«Con Decathlon abbiamo vinto una battaglia. Ora bisogna vincere la guerra». Il direttore di Confcommercio, Roberto Tanzi, mette le mani avanti, ma ci sono battaglie che possono aprire nuove vie non solo nel rapporto conflittuale tra piccoli commercianti e grande distribuzione, ma anche nel modo di fare rappresentanza.

Se i francesi di Decathlon, per il momento, non possono aprire il loro store nell’area del Ponte di Vedano Olona, lo devono al ruolo attivo giocato da Confcommercio nella conferenza dei servizi in Regione. I francesi in quella sede hanno fatto un errore di strategia, ritenendo che il ruolo semplicemente consultivo dei commercianti  poco contasse. In altre parole, hanno sottovalutato il “nemico”. «Abbiamo fatto semplicemente notare – spiega Antonio Besacchi, vicepresidente di Confcommercio Ascom Varese – che c’era un vizio procedurale piuttosto grave, non un cavillo come poi qualcuno ha sostenuto». Un suggerimento, appunto, sufficiente a far alzare bandiera bianca al colosso transalpino.

Il vizio riguardava l’inammissibilità della domanda di autorizzazione commerciale , in quanto l’attestazione relativa al non inquinamento dell’area faceva riferimento a uno studio che andava ben oltre il termine di legge (un anno) dalla presentazione della domanda. «Non è una questione da poco – continua Besacchi – perché in quel lasso di tempo la situazione ambientale poteva essere peggiorata. Abbiamo fatto risparmiare tempo e soldi a tutti perché avremmo potuto tirarla fuori nella parte conclusiva della procedura con un certo effetto scenico, ma ha prevalso il nostro senso di responsabilità».

Il ruolo della commissione interna – Se vuoi evitare la guerra devi prepararti alla guerra. I commercianti per preparare lo scontro sull’insediamento dei centri commerciali Bricoman e Decathlon hanno istituito una commissione interna di esperti, composta dai già citati Tanzi e Besacchi, da Antonio Chierichetti, avvocato esperto di diritto amministrativo, e dall’urbanista Giorgio De Wolf, che è stato anche amministratore provinciale e comunale. «Per affrontare questo caso – spiega Chierichetti – mi sono fatto l’unica domanda che dovevo farmi: la procedura seguita da Decathlon era esatta? Nel diritto amministrativo e nel diritto in genere, la procedura non è mai fine a se stessa, ma sottende sempre a una questione di merito, di diritto sostanziale». E il fatto che i francesi abbiano ritirato la domanda senza battere ciglio, la dice lunga sull’importanza che quell’autorizzazione ha sull’intera procedura.

Occupazione sì occupazione no. La guerra dei numeri – Uno degli argomenti usati a favore della costruzione di nuovi centri commerciali è la creazione di posti di lavoro. I dati forniti da Tanzi però dicono il contrario: «I nuovi centri commerciali non ci servono perché non creano occupazione. È stato calcolato che su 100 nuovi posti di lavoro nei centri commerciali ne vengono persi 300 tra i piccoli. La stessa Decathlon nei documenti presentati ha parlato di 66 posti di lavoro persi nei negozi di vicinato a fronte di 55 assunzioni. Inoltre la ricchezza viene drenata altrove, perché la Decathlon sui suoi scaffali vende prodotti francesi». La partita però era destinata ad essere ancor più impattante per la presenza di Longoni Sport al centro commerciale “Le corti” di Varese che, con l’apertura del competitor Decathlon al Ponte di Vedano, sarebbe stato costretto quasi sicuramente alla chiusura.

Confcommercio ritiene invece che l’area dismessa come quella dell’ex cartiera Sottrici di Vedano Olona dovrebbe essere utilizzata come incubatore di start-up. «Siamo saturi – continua Tanzi – ci sono troppi centri commerciali ma i comuni continuano a pensare che l’unica trasformazione possibile per le fabbriche dismesse sia quella dell’area di vendita».
Il pensiero va subito all’ex Siome di Malnate e alle Fornaci di Tradate, 4 centri commerciali in un pugno di chilometri. «È stato calcolato che con l’apertura delle Fornaci – sottolinea Besacchi – i negozi di vicinato perdono 10mila euro all’anno».

Associazione di categoria o ambientalista?Giorgio De Wolf mostra un’immagine del Ponte di Vedano scattata dall’alto. «È evidente – dice  l’architetto – che una costruzione messa in quella posizione rappresenta un tappo sull’unico corridoio ecologico vergine a nord di Vedano Olona e a sud di Varese. Quell’area quindi non va edificata anche se il pgt lo prevede. C’è poi l’impatto ambientale del traffico che con il pedaggio di Pedemontana si riverserà nelle arterie limitrofe. Ci sono due fiumi che con i cambiamenti climatici rappresentano un’incognita. Insomma, ce n’é abbastanza per sollevare qualche dubbio su quell’insediamento». A rincarare la dose ci pensa Tanzi: «Abbattere tutti quegli alberi, in una delle poche aree vergini di quella zona, non è certamente una soluzione auspicabile».
Fino a una decina di anni fa nelle sale dell’associazione di via Valle Venosta non sarebbero mai riecheggiate certe argomentazioni. Il direttore di Confcommercio sorride e annuisce: è la rappresentanza 4.0.

Il futuro di Bricoman – Dopo gli esiti di questa  prima battaglia, i signori del bricolage dovrebbero marcare da vicino Confcommercio che si appresta a dissotterrare nuovamente l’ascia di guerra. «Mi limito a ricordare – conclude l’avvocato Chierichetti – che c’è un decreto ministeriale sulla valutazione di impatto ambientale di cui il comune di Vedano Olona deve tener conto nel rilascio dell’autorizzazione a Bricoman». E anche questa è una questione di termini temporali.
Rimane aperta la possibilità di incorporare nello spazio di Bricoman, che può accogliere fino a 60 negozi, i francesi della Decathlon, soluzione tra l’altro già indicata dalle parti, ma dopo questa prima vittoria difficilmente Confcommercio mostrerà il volto più tenero, nonostante le parole di Besacchi: «Non abbiamo pregiudizi sulla grande distribuzione».
Affermazione che Tanzi puntualizza con un secco: «Noi Decathlon non la vogliamo proprio».

E mentre il vicepresidente chiude il fascicolo Decathlon, la commissione mostra già quello sulla ex Siome di Malnate.

Michele Mancino
michele.mancino@varesenews.it

Il lettore merita rispetto. Ecco perché racconto i fatti usando un linguaggio democratico, non mi innamoro delle parole, studio tanto e chiedo scusa quando sbaglio.

Pubblicato il 18 Giugno 2015
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  1. Scritto da Felice

    I centri commerciali sono l’espressione di più fattori:
    – mancata programmazione urbanistica
    – mancato investimento nel territorio e nelle sue realtà produttive. Ebbene sì, un centro commerciale non produce ricchezza.
    – scarsa propensione a stimolare realtà produttive. i nostri imprenditori che si lamentano per le tasse troppo alte chiudono qui e aprono in Cina
    – appiattimento della offerta commerciale con la quasi totalità di merci made in China
    – la volontà miope e pericolosa degli amministratori di fare cassa subito concedendo oneri di urbanizzazione.
    – sfruttamento e deperimento della qualità ricettiva/turistica del territorio
    …e per ultimo…
    – un popolo bue

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