Regione Lombardia: “Vogliamo capire le intenzioni di Accam”

L'assessore Claudia Terzi: "La riclassificazione di Accam non ha risvolti immediati, dipenderà tutto dalla volontà della società" e annuncia una conferenza dei servizi ad hoc

inceneritore accam busto arsizio

Se un po’ di preoccupazione c’è, almeno nell’immediato per Accam non cambierà nulla. E’ questa la rassicurazione dell’assessore regionale all’ambiente,  Claudia Maria Terzi, all’allarme dei 22 comitati sul futuro dell’inceneritore di Busto Arsizio.

«Il riconoscimento della qualifica R1 (impianto recupero energetico, ndr) è un dato meramente tecnico ad oggi privo di risvolti autorizzativi immediati» spiega l’assessore, dal momento che «l’impianto risulta ancora, in forza dell’Autorizzazione integrata ambientale vigente autorizzato solo all’operazione D10, ossia smaltimento per incenerimento». Della novità, però, «si terrà invece conto in sede di procedimento di riesame, già avviato a febbraio di quest’anno, e in applicazione dell’ormai famoso art. 35 del cosiddetto Sblocca Italia che obbliga anche la Lombardia a utilizzare i propri impianti al massimo delle capacità».

La palla torna quindi nel campo del consorzio e proprio per questo «chiederò all’ufficio competente di convocare una Conferenza dei Servizi con i soggetti coinvolti per capire che intenzioni ha Accam rispetto all’esercizio con qualifica di R1», spiega Terzi. Se Accam volesse godere pienamente del nuovo status «per Regione Lombardia diventa un atto dovuto in forza dello Sblocca Italia» ma se Accam non dovesse ambire a questa nuova qualifica «in quella sede si potrebbe prendere atto che sussistono i requisiti, senza modificare le autorizzazioni relativi all’impianto di Busto Arsizio». Un scenario, il secondo che scongiurerebbe l’arrivo di rifiuti da fuori regione. «Per maggior tutela -fa notare l’assessore- ho comunque chiesto al Governo che nel decreto ministeriale sui fabbisogni di incenerimento del Paese tengano conto delle previsioni di decommissioning che proprio alcune Regioni, come la nostra, hanno previsto nei loro piani».

La vicenda su quello che vorrà fare Accam, dunque, torna in mano al consiglio di amministrazione e ai soci dell’impianto. Se infatti (quasi) tutti i soci affermano di essere stati all’oscuro del procedimento iniziato lo scorso ottobre –come Gallarate– qualcuno –come Busto Arsizio– potrebbe voler sfruttare le nuove opportunità per rendere economicamente più sostenibile la trasformazione della società.

Marco Corso
marco.corso@varesenews.it

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Pubblicato il 29 Luglio 2015
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