Parte il restauro della Basilica, un cantiere aperto alla città

A distanza di 150 anni dalla costruzione, la parrocchia avvia un importante intervento: un anno e mezzo di lavori e un progetto che vuole riscoprire l'edificio, con tanto di visite

Restauro Basilica Gallarate

Si staglia da un secolo e mezzo sui tetti del centro città, simbolo di una comunità non solo religiosa ma anche civile: ora la Basilica di Santa Maria Assunta a Gallarate ritroverà splendore grazie ad un restauro – su progetto degli architetti Paolo Gasparoli e Fabiana Pianezze – che recupererà le superfici interne degradate ma renderà anche più accessibile lo storico edificio religioso a bambini, famiglie e disabili.

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«È un intervento sempre più necessario, sia per ragioni di sicurezza che per la tutela dei beni artistici di un luogo che è anche simbolo di Gallarate» spiega monsignor Ivano Valagussa, prevosto della città. Il restauro dell’edificio e l’adattamento di spazi accessori e impianti tecnologici partirà a inizio 2016, la conclusione è prevista per l’estate del 2017. «Avviamo simbolicamente nell’anno santo della Misericordia – continua Valagussa -, perchè non si può estrapolare l’impegno per il restauro da quell’impegno che la comunità cristiana porta avanti nel tempo guardando alle esigenze educative e caritative». Il riferimento è anche alle tante nuove iniziative avviate o progettate anche per affrontare la crisi economica e sociale: dalla mensa Ristoro del Buon Samaritano (nato nel 2009, clicca qui per saperne di più) al sostegno scolastico garantito dall’Associazione Scuola Aperta, dalle attività dell’oratorio alla progettata Casa di Francesco, la casa per persone in difficoltà abitativa che aprirà a dicembre 2015 (clicca qui per i dettagli e lo stato del progetto).

«La casa di Dio e la casa degli uomini, una accanto all’altra» sintetizza monsignor Valagussa. L’intervento di restauro della Basilica è anche un cantiere importante di fronte alla città, invitata dalla Parrocchia Santa Maria Assunta e dalla Comunità Pastorale San Cristoforo a partecipare attivamente a un progetto che è anche di conoscenza e riscoperta di un luogo simbolico, nato nel momento in cui (negli anni Sessanta dell’Ottocento) l’Italia trovava l’unità e il piccolo borgo di Gallarate si apprestava a diventare città, crescendo oltre le ristrette mura che contenevano l’abitato da secoli e avvicinandosi ai piccoli paesi destinati a diventare quartieri urbani. Non sono rare le vedute otto-novecentesche di Gallarate che mostrano – arrivando da Milano o guardando dalle colline circostanti – l’imponente profilo della cupola che si staglia sulla città.

Clicca qui per l’approfondimento – gli interventi previsti

Il prevosto della città sottolinea anche come il restauro sia anche un investimento economico importante per il tessuto economico locale (l’intervento richiederà alcuni milioni di euro). «Un lascito testamentario, grazie alla generosità di un parrocchiano, ci permette di avviare questi lavori – spiega monsignor Valagussa -, ma per poter portare a compimento abbiamo bisogno del sostegno della città». Presentato il progetto, i lavori saranno affidati con ulteriori gare d’appalto, per i diversi lotti, per restauro e impianti. «Un intervento anche sperimentale, non dal punto di vista tecnico (perchè le tecniche che usiamo sono consolidate), ma dal punto di vista della comunicazione e del coinvolgimento della comunità» spiega l’architetto Paolo Gasparoli, che ha curato insieme all’architetto Fabiane Pianezze il progetto presentato alla Curia e alla Sopraintendenza ai Beni Culturali. «Una comunità conserva ciò che le sta a cuore. E la Basilica è espressione della comunità della città». Per questo il cantiere sarà anche “raccontato” passo passo nell’arco del tempo, anche attraverso i social network e con visite guidate in diverse fasi dell’intervento.

Il primo passo del progetto è un Seminario di presentazione che si terrà al museo Maga sabato 7 novembre, dalle 15.30, con l’intervento anche dell’architetto Roberto Cecchi (già segretario Generale del Ministero Beni Culturali), dell’archittetto Carlo Capponi (responsabile della Diocesi per arte sacra e beni culturali), del dottor Marco Realini (Istituto Conservazione e Valorizzazione dei Beni Culturali), la soprintendente di Milano archittetto Antonella Ranaldi .

di roberto.morandi@varesenews.it
Pubblicato il 24 ottobre 2015
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