La coop si difende: “Chi non conosce le regole è pericoloso per sè e per gli altri”

La cooperativa NCL, accusata dal sindacato di base: "Avevano sempre avuto grosse difficoltà di comunicazione". Eppure erano stati assunti dal precedente appaltatore

Cargo City Malpensa

Licenziati perché non parlavano italiano e non conoscevano le norme, quindi perchè la loro mancanza metteva potenzialmente a rischio tutti i lavoratori. Per questo la cooperativa di Cargo City si difende su tutta la linea, dopo l’attacco arrivato dal sindacato di base. «Non sanno riconoscere le più banali regole di sicurezza e della normativa», dice l’attuale cooperativa, parlando dei tre lavoratori che lavorano (lavoravano) per il precedente appaltatore. Uno scenario piuttosto inquietante.

«NCL opera a Malpensa dal mese di aprile del 2015. I lavoratori impiegati (sono circa 270, compresi i tre di cui si parla) sono stati assunti da NCL in forza di un accordo di passaggio di appalto», che – sottolinea la presidente Marika Mungo – «di fatto ha obbligato NCL ad assumere la maggior parte dei lavoratori presenti nell’appalto senza selezione alcuna».

Entrando più nel merito della questione, però, la cooperativa contesta in particolare che i tre lavoratori avessero sempre svolto il loro lavoro senza problemi. La cooperativa richiama «sanzioni e sospensioni» erogate dal precedente datore di lavoro (a cui NCL è subentrata), «per motivazioni legate alla mancanza di preparazione specifica e al mancato superamento di corsi di formazione». I “corsi di recupero” si sono rivelati – ribadisce la cooperativa – ostacoli insormontabili (attualmente per quattro lavoratori, chiarisce la cooperativa). «Alcuni lavoratori non sono risultati in grado di leggere e scrivere nemmeno il proprio nome e non sanno riconoscere le più banali regole di sicurezza e della normativa».

Il sindacato di base CUB ha parlato di lavoratori che «da anni operano a Malpensa presso Alha senza aver mai avuto problemi», facendo riferimento alla società appaltatrice. La cooperativa respinge la ricostruzione: «Avevano sempre avuto grosse difficoltà di comunicazione». Erano considerati non in grado di operare e potenziale pericolo per tutto l’ambiente: «Il lavoratore che non capisce i fondamenti della sicurezza (un cartello con il simbolo pericolo d’incendio) può morire o uccidere i suoi compagni di lavoro. La realtà cruda dei fatti è questa». Marika Mungo difende fino in fondo la cooperativa «fondata da 40 lavoratori della coop uscente», una realtà «multirazziale» i cui «soci fondatori, responsabili di reparto e di settore provengono da 10 nazioni diverse».

Questa la versione della cooperativa. E se le cose stanno così, resta da comprendere (e non è una questione che riguarda l’attuale coop) come abbiano potuto operare e siano stati assunte (in appalto) in passato persone non in grado di garantire la propria e altrui sicurezza, in un ambiente molto delicato come quello aeroportuale.

di roberto.morandi@varesenews.it
Pubblicato il 12 febbraio 2016
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