Chiude la storica pensione Irma

Dopo più di quarant'anni di gestione, Irma e Giancarlo vanno in pensione chiudendo lo storico bar e ristorante

Chiude la pensione Irma

Chiuderà domani, 31 dicembre, alle 15. Il tempo di servire gli ultimi caffè dopo pranzo, pulire la cucina e il bancone. Irma e il marito Giancarlo hanno deciso di andare in pensione domani, dopo più di quarant’anni di servizio. «E’ un dispiacere ma è ora di godersi un po’ di riposo. Ora cerchiamo qualcuno che lo prenda in gestione» spiega la signora, 78 anni.

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«Io ho iniziato a lavorare qui all’età di 10 anni con i miei zii – continua -. Hanno comprato lo stabile nel ’62, io l’ho preso in gestione nel ’79 con mio marito e mio figlio. E’ 68 anni che lavoro dietro il bancone. Ai tempi, era una latteria, poi è stato diviso in appartamenti ma è stato mio zio Luciano Magni a trasformarlo in attività commerciale».

Il Bar-Ristorante Irma per i varesini è da sempre un punto di riferimento. I tavolini all’aperto per bere una bibita o mangiare qualcosa durante l’estate, il bar sempre aperto per prendere un caffè. «La cosa che mi è sempre piaciuta è il contatto con le persone. Ci sono clienti che vengono qui da quarant’anni, altri che passano e vanno, ma è sempre un piacere».

Il tratto di ombretto azzurro sugli occhi fatica a nascondere l’emozione: «Non abbiamo ancora deciso il futuro dell’attività. Vorremmo che lo prendesse in gestione qualcuno che ha intenzioni serie e che vuole portarla avanti per altri quarant’anni. E’ bello vivere qui, ma è anche faticoso e chi entra deve sapersi adattare alle esigenze che richiede un posto come questo».

Irma spiega che la posizione privilegiata dello stabile, non ha mai fatto mancare la clientela: «E’ stata la meta estiva delle famiglie milanesi e, ancora oggi, in tanti tornano. Quando ci sono i periodi di ricchezza la gente cerca altre mete ma quando c’è la crisi torna al Campo dei Fiori».

I clienti del sabato e della domenica invece, sono soprattutto i varesini e i varesotti in cerca di aria “buona” e un piatto di polenta: «C’è sempre stata nel menù, servita con selvaggina o fagiano. Facciamo pasta fatta in casa, gnocchi e tanto altro. La nostra è sempre stata una cucina casalinga». 

Prima di andare via, ci mostra la sala da pranzo e la cucina parlando dei tempi in cui l’Hotel Campo dei Fiori ospitava nobili, borghesi e politici, «si sedevano ai miei tavolini in cerca di un po’ d’ombra. Ricordo il Cardinal Montini, l’attore Tino Scotti e il Re Faruq». E continua: «Potrei scrivere un romanzo sul Campo dei Fiori. La vita qui è bella, ti permette di uscire all’aria aperta e parlare con le persone. I miei zii mi hanno sempre insegnato a godere del bello della vita».

di adelia.brigo@varesenews.it
Pubblicato il 30 dicembre 2016
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