Fuochi d’artificio, la strada difficile dei divieti

A poche ore dal Capodanno questo tema continua ad essere caldissimo, contestato e commentato su più piani diversi, anche quello legale

fuochi d'artificio Omega

Ancora petardi e fuochi d’artificio. A poche ore dal Capodanno questo tema continua ad essere caldissimo, contestato e commentato su più piani diversi.

C’è quello dell’opinione pubblica, del quale abbiamo dato conto ieri e che si divide tra i sostenitori della tranquillità, del benessere degli animali e della sicurezza, e i sostenitori della tradizione di botti e luci pirotecniche.

Ma ce n’è anche uno che si muove su un altro piano, “combattuto” tra lobby economiche e ordinanze comunali che devono essere scritte a puntino se non vogliono finire come quella che il sindaco di Roma Virginia Raggi si è vista sospendere dal TAR del Lazio.

Districarsi su questo secondo aspetto non è meno complicato che mettere d’accordo i cittadini accalorati sul tema. Si tratta, infatti, di fare luce su una selva di ordinanze, ricorsi e pronunce di prefetture e della giurisprudenza che, in sintesi, dicono che no, un sindaco non può svegliarsi la mattina e proibire i “botti di capodanno” a capocchia. Il provvedimento deve essere preciso e seguire procedure tutt’altro che banali e, inoltre, le limitazioni non possono essere totali.

Questo perché i prodotti in vendita, parliamo ovviamente della merce legale, sono tutti a marchiatura CE e dunque rispettosi delle conformità prescritte. La loro imitazione è pertanto più di competenza della normativa di settore che dei primi cittadini.

Del resto, dietro ai fuochi d’artificio, c’è una categoria economica fatta di imprese e lavoratori che vuole evitare di veder minacciato il proprio lavoro. Ci ha scritto, ad esempio, il Sindacato Nazionale Operatori Pirotecnici dicendo che:

L’art. 1 del D.Lvo 123 del 19/7/2015, che ha recepito la Direttiva 2013/29/UE impone la libera circolazione dei fuochi d’artificio marcati “CE”. Il Nostro Sindacato – scrivono – si sta battendo come un Leone e cerca di informare i Sindaci, affinché non venga posto alcun divieto per i fuochi marcati CE appartenenti alle categorie F1, F2 ed F3. Per fuoco d’artificio si intende anche la stellina scintillante che si tiene in mano e la fontana che si usa sul dolce del compleanno.

Oltre al TAR del Lazio, che ha sospeso l’Ordinanza della Raggi, il Ministero dell’Interno, le Prefetture dicono che i Sindaci non possono emettere le Ordinanze e ne motivano ampiamente le ragioni.

La strada che possono intraprendere i sindaci è dunque molto stretta: possono vietare, come già dovrebbe essere, l’uso di petardi non conformi alle norme; possono prescrivere cautela e raccomandazioni; possono limitare l’utilizzo in alcune zone sensibili del proprio territorio comunale ma devono comunque garantire il rispetto delle normative nazionali e sovranazionali che garantiscono i prodotti in vendita.

In questa selva complicata, dunque, resta un solo caposaldo: è bene che tutti ci si affidi prima di tutto al buonsenso.

di tomaso.bassani@varesenews.it
Pubblicato il 30 dicembre 2016
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Commenti

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  1. Scritto da ferdifer

    Con tutti i soldi spesi nei botti(tra l’altro in tempo di recessione),si potrebbero aiutare tante associazioni di volontariato.Inoltre penso a quei poveri animali selvatici che vivranno ore da incubo.Idem per i nostri amici animali domestici!!! Il consiglio è quello di ritirarli,coccolarli magari ascoltando anche della musica che attutisca un po’ il frastuono dei botti.

  2. Scritto da Gelo

    A me i “botti” non piacciono, ma i fuochi artificiali si. Direi che bisognerebbe imparare la differenza.
    In secondo luogo bisogna avere un po’ di rispetto per le tradizioni. A prescindere dal fatto che ci piacciano o no.

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