“Il punto nascita di Angera diventi una casa maternità”

Marta Campiotti, ostetrica con una pluridecennale esperienza di parti in casa, comprende la rabbia delle donne e suggerisce un modello che recuperi il dato naturale dell'evento fiosiologico

casa maternità

“Rendere la nascita meno intima la rende meno sicura. Le donne devono poter partorire dove più si sentono a proprio agio, accudite da persone di cui si fidano».

Marta Campiotti è un’ostetrica che propone da decenni assistenza al parto in casa. Nella sua Casa Maternità al Montallegro assiste chi cerca di seguire la Natura e i suoi ritmi: « Siamo noi ostetriche le prime ad accorgerci se qualcosa non va come dovrebbe – spiega Marta – allora inviamo ai centri ospedalieri di secondo e terzo livello con cui siamo in contatto. In ambulanza, con tutte le garanzie anche per gestire le criticità».

La sollevazione popolare che sta avvenendo ad Angera contro la chiusura del punto nascita è legata al ruolo che ha la nascita nella vita di una donna: « La legge nazionale non fa la suddivisione secondo fattori di rischio. In ostetricia, invece, si va da basso all’alto rischio: ogni donna ha una storia a sé. Ci sono le “selezioni dinamiche” che intervengono sulla fisiologia a bassa o alta criticità. Se il bimbo nasce pretermine, o il parto è gemellare, o la madre ha la pressiona alta, allora l’evento presenta complicanze per cui è doveroso garantire un’assistenza di terzo livello. In tutti gli altri casi, però, dove la Natura fa il suo corso, la nascita si presenta fisiologica e, in questi casi, puntare sulla medicalizzazione non ha senso. Il modello può essere quello “Salutogenico”:   la donna sceglie il luogo più periferico possibile che è la casa, o la casa maternità o l’ospedale. Luoghi di cui si fida, in cui si sente a proprio agio, dove viene trattata come una persona e non un caso tra tanti.  Il Ministero dovrebbe ragionare per fasce di rischio e non per numeri».

I costi della sanità, però, impongono regole nuove nella gestione delle diverse specialità: « È un problema culturale, almeno in ambito ostetrico. Noi stiamo andando verso la cultura della paura e del rischio non solo come nascita ma anche come modalità di vita in genere. Continuiamo a sentire numeri, statistiche che dipingono realtà preoccupanti.  Invece per gestire gravidanza e parto è necessario un altro sguardo: si richiedono impegno e ammirazione per la Natura e la sua potenza nel gestire le cose».

« Oggi, il 70% delle donne potrebbe essere gestito in modo naturale, senza medicalizzazione. Il sistema è troppo sbilanciato sulla figura del dottore mentre è l’ostetrica la figura centrale di una nascita fisiologica. Per questo vedrei bene trasformare il punto nascita di Angera in una casa maternità, gestita dalle sole ostetriche, in contatto con l’ospedale di riferimento in caso di complicanze. La nascita è un evento ormonale spontaneo e naturale e più è disturbato, più stress arriva alla madre».

Marta Campiotti parla di un modello in vigore da 5 anni a Venezia e Mestre dove le donne tornano a casa il giorno successivo al parto: « vengono però assicurate tre visite a domicilio delle ostetriche per avviare la gestione a casa. In questo modo si contengono i costi e si offre un servizio efficace nella propria abitazione».

La protesta delle mamme di Angera non si placa: « Le donne hanno il diritto a una maggior intimità. Io stessa ho mandato loro un messaggio di solidarietà. Chi decide i modelli potrebbe essere più flessibile, i sistemi ci sarebbero».


La politica di riordino dell’attività sanitaria sta innescando una serie di polemiche nei territori per gli interventi che indeboliscono l’offerta ospedaliera:
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La nuova riforma della sanità porterà a cambiamenti nell’attuale assetto organizzativo. L’ospedale non sarà più il centro dell’offerta ma sarà in rete con il potenziamento dei presidi territorial: ecco le linee

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Pubblicato il 12 dicembre 2016
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