Nelle professioni future servirà l’intelligenza
Con il passaggio all'industria 4.0 al lavoratore sarà richiesto un ruolo sempre più collaborativo. Comerio: «Serviranno ingegneri e tecnici formati negli istituti professionali»
«Se cambia la fabbrica, deve cambiare anche il sindacato». Questa battuta di Marco Bentivogli, segretario della Fim Cisl, è stata fatta a margine di un incontro sulla fabbrica 4.0 durante Expo. In realtà il sindacalista ha dato per scontato un passaggio perché se cambia la fabbrica, prima del sindacato, deve cambiare il lavoratore, il suo ruolo nel processo produttivo e il suo potere contrattuale.
Traghettare il sistema manifatturiero nel digitale significa dunque ridisegnare il profilo del lavoratore o meglio del «collaboratore» come lo chiama Riccardo Comerio. «Nell’industria 4.0 – ha detto il presidente di Univa durante la conferenza stampa di inizio anno – serviranno ingegneri gestionali e di qualsiasi altro tipo. Però ci sono grandi possibilità anche per i tecnici di secondo livello, quelli che si formano negli istituti tecnici del territorio. Non parliamo di un’occupazione di massa come un tempo, ma di un’occupazione qualificata».
Nasceranno nuovi profili che però non potranno prescindere dallo spirito collaborativo. «I lavoratori dell’industria 4.0- aggiunge Paola Margnini, dell’ufficio studi di Univa – saranno chiamati sempre più a prendere decisioni su un piano di collaborazione. Saranno contenuti diversi rispetto al passato e farà premio l’intelligenza».
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