Un “calcio” alla leucemia e sono tornato in campo

La storia di Andrea Chiericati, 23 anni, che ha scoperto di essere malato dopo una partita di calcio. Ora sta bene ed è circondato dall'affetto di amici e parenti

Avarie

Ventitrè anni, studente universitario, educatore all’oratorio, tanti amici, tante passioni tra cui il calcio. E all’improvviso la notizia che potrebbe spezzare le gambe e il morale a chiunque, una diagnosi tremenda: leucemia.

La storia è quella di Andrea Chiericati, 23 anni, studente di Informatica all’Università dell’Insubria, interista doc e soprattutto appassionato di calcio: gioca nel campionato Csi con la maglia del suo paese, Gurone. È tornato a riassaporare il profumo di spogliatoio e campo da qualche settimana, dopo un anno di calvario, superato grazie a coraggio, forza e una fede incrollabile.

«Il 19 marzo 2016 ho giocato l’ultima partita – racconta Andrea -. Sono stato in campo un’ora, senza nessun problema. Tornato a casa ho cominciato a sentirmi stanco, debole. A sera la vista mi si appannava, sarei dovuto andare in Duomo a Milano, ma ho rinunciato perchè non stavo bene per nulla. Di notte ho avvertito un dolore allo stomaco e mia mamma mi ha portato in pronto soccorso a Tradate, salvandomi la vita: lì infatti mi hanno fatto un prelievo e hanno visto subito che i miei globuli bianchi erano ad un livello eccessivo (la media è 11 mila, i miei erano 113 mila). Mi hanno trasportato in ambulanza a Varese, dove sono restato un mese intero facendo il primo di tre cicli di chemioterapia. Ad agosto a Bergamo mi hanno fatto il trapianto di midollo: c’erano 2 compatibili su 25 milioni di donatori, uno ha rinunciato, l’altro fortunatamente no. Ora sto bene, faccio controlli ogni tre settimane, prendo dei farmaci e devo rifare tutte le vaccinazioni, ma vivo una vita normale».

Andrea è tornato tra i convocati per la partita di Coppa Csi Varese disputata mercoledì 5 aprile a Cislago, accolto dai compagni di squadra e dagli amici con uno striscione di bentornato: «Non me lo aspettavo, è stato bellissimo – racconta -. In questi mesi mi sono stati vicino in tanti, i miei genitori, mio fratello Simone, che ha un anno più di me e gioca a Gurone con me, lui difensore, io attaccante: lui è stato con me sempre, anche di sabato sera, facendosi dare dei permessi speciali per dormire in ospedale. È stata durissima per tutti, fin dai primi momenti ho reagito come non mi sarei mai immaginato: sono stato io a tranquillizzare tutti, a dire che ce l’avrei fatta, a rasserenare papà e mamma, mio fratello e i miei amici».

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Alla partita di Coppa Andrea ha anche tenuto un discorso ai suoi compagni di squadra: «Tornare in campo è stato magico – spiega -. In questi mesi la cosa che mi è mancata di più è stato il gruppo: nel Csi Gurone si è creata un’atmosfera magica, unica. Giocare insieme per i colori del nostro paese dà un entusiasmo e motivazioni che non si possono spiegare. Poter tornare in campo è bellissimo. La mia esperienza mi ha insegnato a godermi ogni momento, ad apprezzare quello che abbiamo, perché è un regalo essere qui».

di tommaso.guidotti@varesenews.it
Pubblicato il 06 aprile 2017
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