Nuovi scavi archeologici al Monastero di Torba

Tredici studenti, più due responsabili, per una nuova campagna dedicata a conoscere meglio la storia dell'area. Presente anche l'uomo che 40 anni fa iniziò gli scavi "quando nella chiesetta del monastero facevano riti satanici"

Capire cosa unisce storicamente il monastero alla torre, come veniva usato, cosa veniva fatto prima intorno alla struttura. È questo l’obiettivo degli scavi archeologici che l’Università di Padova sta effettuando in questi giorni d’estate al Monastero di Torba, storica struttura di proprietà del Fai – Fondo Ambiente Italiano. Dodici gli studenti presenti, più uno che dell’Università di Granada, tutti con gli strumenti da lavoro in mano sotto il sole d’agosto. Gli scavi sono aperti in almeno tre punti diversi della zona, sia all’esterno che all’interno del Monastero.

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«C’è stata l’opportunità di tornare e l’abbiamo colta – racconta Alexandra Chavarria, docente di archeologia medievale all’università di Padova, direttrice scientifica degli scavi -. L’idea è di vedere cosa c’è di inesplorato a Torba, perché questa è la zona più sconosciuta: si sa che c’è stato un monastero ma i documenti sono del 1200, mentre forse la chiesa è del VII secolo e la struttura esterna al monastero, dove stiamo scavando ora, potrebbe essere del IX secolo. Vogliamo scoprire i collegamenti tra il Castrum, la chiesa e il Monastero, e così comprendere cosa è successo e come si è evoluta la storia di questa zona che fino agli anni ’70 era usata dai contadini come cascina, poi recuperata grazie al Fai».

Ora c’è molta attesa per conoscere gli esisti di questi scavi che, purtroppo, proseguiranno solo per tre settimane. Ma per l’occasione saranno aperte anche delle visite gratuite per il pubblico, accompagnati dagli studenti che faranno da ciceroni: il primo appuntamento è per venerdì 25 agosto alle 15, mentre per le prossime due settimane sarà possibile andare a visitare gli scavi da mercoledì a venerdì, alle 15.

Agli scavi è presente, come consulente scientifico, anche Gianpietro Brogiolo, che 40 anni fa iniziò a scavare in quella che sembrava solo una cascina di contadini: «Allora ero presente prima come Politecnico, poi come Sovrintendenza – racconta Brogiolo ancora emozionato nel vedere tutto quello che l’area è diventata oggi -, eravamo in condizioni di lavoro piuttosto anomale a ripensarci: nella chiesa c’erano persone che facevano anche riti satanici e noi, alla sera, ci chiudevamo nella torre quando facevano questi bizzarri festini». 

«Con questa nuova campagna, che andrà avanti fino al 9 settembre, ci stiamo concentrando dove ci sono una serie di grandi edifici collegati al Monastero – prosegue la direttrice -. Sono state trovate aree per il lavoro dei metalli, con grandi quantità di ossa, segno che le suore probabilmente cucinavano e buttavano i resti in quella zona. Quest’anno vogliamo concludere l’area degli edifici a ovest della torre però, allo stesso tempo, stiamo scavando alla base della torre stessa: per capire cosa esisteva, vogliamo comprendere come funzionava quel primissimo ambiente, ed eventualmente se c’è un altro piano sottoterra. Stiamo anche scavando sotto il ristorante, nelle cantine, sia per ricostruire la conformazione della torre, sia per capire cosa c’era al di fuori di essa».

Manuel Sgarella
manuel.sgarella@varesenews.it

 

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Pubblicato il 25 Agosto 2017
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