Ada e i suoi fratelli salvati dal silenzio di Taino

Dopo oltre 70 anni la corte dei giusti rivive la storia della famiglia Crema, perseguitata dai nazisti. Un grande pubblico ha accolto Ada Crema

Sembrava che da un momento all’altro la piccola Ada Crema dovesse uscire dal granaio dove si era nascosta con Maria Grazia, la sorellina più piccola, per sfuggire alla persecuzione dei tedeschi. Mesi e mesi in un luogo buio, lontane dagli sguardi dei delatori e protette dal silenzio consapevole dei vicini di casa. Questa volta, però, Ada era in prima fila, ben visibile agli occhi delle tantissime persone che per due ore hanno ascoltato la storia di una bambina finita con i suoi fratelli nelle liste dei condannati a morte dai nazisti a causa di un cognome che ne rivelava le origini ebraiche.

La corte dei Bielli a Cheglio, frazione di Taino, ha custodito quel magnifico silenzio per oltre 70 anni, fino a quando, sotto un mite cielo di settembre, i muti pensieri di Ada sono diventati un racconto emozionante grazie alla curiosità della storica Laura Tirelli e alla passione civile del giornalista-scrittore Lorenzo Franzetti.

La corte dei giusti, così viene chiamato oggi quel luogo, dopo la promulgazione delle leggi razziali, ha accolto senza farsi troppe domande Ada e i suoi fratelli, figli di Arrigo Crema, imprenditore ebreo proprietario di alcune fornaci a Ispra, e di Maria Bielli , fervente cattolica di Taino. Un matrimonio misto, come accadeva spesso a quei tempi, non sufficiente però a garantire la sopravvivenza.
Con l’armistizio e l’occupazione tedesca papà Arrigo è costretto a fuggire in Svizzera, mentre i quattro figli, Ada, Franco, Rino e Maria Grazia, nonostante siano stati battezzati, rischiano la vita e perciò vengono nascosti dalla madre in varie località vicine a Ispra, tra cui anche Taino. Determinante per la salvezza fu anche il ruolo svolto dall’allora podestà di Ispra, Rocco Armocida, che avvertì per tempo Maria Bielli del pericolo che correvano i suoi figli.

La voce narrante di Daniela Tusa, la fisarmonica di Nadio Marenco e i cori dei bambini che intonavano il “Gam Gam”, il canto dello shabbat ebraico ispirato al salmo numero 23, sono risuonati nella corte diffondendo un sentimento di speranza. Quella stessa speranza che non ha mai abbandonato la piccola Ada immersa per sette lunghi mesi nel buio del granaio di Cheglio.

Dice il salmo: «Anche se andassi nella valle oscura non temerei nessun male, perché tu sei sempre con me. Perché tu sei il mio bastone, il mio supporto, con te io mi sento tranquillo». Baruch Hashem.

di michele.mancino@varesenews.it
Pubblicato il 15 settembre 2018
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