E’ a casa e sta bene il piccolo operato alla testa per un pugno

E' stato dimesso oggi dall'ospedale il bambino di 10 anni che nei giorni scorsi è stato operato alla testa per le conseguenze di un pugno ricevuto durante una lite al campetto da calcio

bisuschio

E’ stato dimesso oggi dall’ospedale, e sta bene, il bambino di 10 anni di Bisuschio che nei giorni scorsi ha subito un’operazione alla testa per la rimozione di un grosso ematoma causato da un pugno ricevuto da un ragazzino poco più grande di lui.

La famiglia, finalmente sollevata dall’angoscia dell’operazione e del decorso operatorio, ringrazia tutte le persone, davvero tante, che in questi giorni con messaggi e telefonate hanno manifestato la loro vicinanza e solidarietà.

Il piccolo, che porta i vistosi segni dell’intervento (nella foto), si è ripreso bene dall’operazione e presto potrà tornare a scuola.

La spensieratezza tipica della sua età lo aiuterà a superare il trauma, ma la comunità di Bisuschio è ancora scossa da quello che è successo e dal fatto che una “banale” lite tra ragazzini per un campetto da pallone abbia potuto avere queste conseguenze.

Un fatto che ha colpito anche il sindaco di Bisuschio Giovanni Resteghini, che è stato insegnante per molti anni e dunque di esperienza con le zuffe dei ragazzini ne ha parecchia: «Da sempre i bambini bisticciano e capita che facciano andar le mani – dice – Questo non va mai bene, soprattutto quando si rischia come in questo caso di fare male davvero, ed è un dovere degli adulti e delle istituzioni rispondere, o ancor meglio prevenire, con interventi educativi adeguati per farlo capire ai ragazzi. Proprio nei prossimi giorni partirà alle scuole medie un progetto di lotta al bullismo programmato da tempo in collaborazione tra servizi educativi del Comune e scuola, che porterà i ragazzi a lavorare con un educatore, una piscologa e una pedagogista su questi temi».

 

In merito agli interventi “repressivi” invocati da qualcuno in paese, il sindaco sceglie la strada del dialogo e del ruolo educativo della scuola e delle famiglie: «Io personalmente continuo a pensare che la vita nei parchetti, nei luoghi di ritrovo dei ragazzini e dei giovani debba continuare perché è una ricchezza per la comunità. Da genitore e insegnante mi sento di dire alle famiglie che i genitori devono sempre sapere dove sono i loro figli, e con chi, e devono dialogare sia con i loro ragazzi sia con le altre famiglie, perché è così che si evidenziano e si contrastano situazioni che possono essere potenzialmente pericolose».

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Pubblicato il 21 settembre 2018
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