Gioco: analisi tra costi e ricavi

Il governo prova a non perdere i guadagni da una giostra che definisce socialmente pericolosa

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Il gioco è uno degli argomenti al centro delle azioni che il governo sta realizzando per cercare di unire diversi aspetti economici e sociali del paese. Dall’estinzione della piaga del gioco patologico, all’aumento delle tasse su Awp e Vlt, il ministro dello sviluppo economico, del lavoro e delle politiche sociali, nonché Vicepresidente del Consiglio dei ministri Di Maio ha annunciato una guerra al settore gioco d’azzardo che si sta trasformando in corso d’opera.

Inizialmente la promessa era quella di abolire completamente il gioco d’azzardo, poi l’abolizione ha riguardato solo le pubblicità e le promozioni con l’emanazione del Decreto Dignità. Ancora con il testo della manovra fiscale attualmente al vaglio della Comunità europea prima di approdare in Parlamento, il governo propone l’aumento degli introiti nelle casse statali aumentando le tasse sul gioco d’azzardo.

Altra misura in fase di definizione è la ridistribuzione delle licenze tenendo conto della territorialità e della vicinanza con luoghi d’attrazione per i giovani per aiutare anche i sindaci dei comuni che si oppongono all’apertura di sale slot nella definizione delle regole territoriali.

Sembra un tira e molla che vuole eliminare il gioco, ma non può fare a meno dei soldi che questo comparto dorato produce. È altresì vero che non si può sbaraccare improvvisamente un sistema così complesso che produce migliaia di posti di lavoro con circa 6.600 imprese e più di 100.000 occupati, tra filiera diretta e quella indiretta come tabaccherie, bar e autogrill oltre al comparto che include costruttori di giochi, commercio dei macchinari, produttori, venditori e installatori di software,sale bingo e ricevitorie. Inoltre, bisogna tener presenti gli incassi da capogiro ed ora più che mai, con l’introduzione del reddito di cittadinanza, l’abolizione della legge Fornero e la pace fiscale per le piccole e medio imprese, il governo ha bisogno di monetizzare il più possibile per far quadrare i conti.

Basti pensare che i dati relativi alla spesa delle famiglie nel gioco legale relativi al 2017, pubblicati da all’interno di una indagine sulla struttura del gioco in Italia, parlano di una spesa complessiva di oltre 100 miliardi di euro. Di questi 10,4 miliardi di euro sono andati Erario che ha quindi un’incidenza sulla spesa al 54%.

Rimane certo un po’ di titubanza in merito ad azioni mirate chiare, ma spesso giudicate contraddittorie. Ad esempio, la lotteria degli scontrini, o dei corrispettivi come è stata ribattezzata, che entrerà in essere dal primo gennaio 2020, non tiene conto della piaga del gioco  patologico e della rovina di molte famiglie italiane, anzi può rivelarsi molto pericolosa per il possibile aumento di soggetti con disturbi patologici che rischiano di sovrapporre la dipendenza dello shopping compulsivo con quella del gioco d’azzardo.

Ma come si può cominciare a smobilitare qualcosa? Da dove si deve partire senza fare troppi danni in termini di perdite di posti di lavoro, ma cercando di tutelare i cittadini mentre si cerca di trovare coperture economiche?

Il governo si sta barcamenando in azioni spesso contrastanti per far tornare i conti tra promesse e denaro scontentando un po’ tutti, ma non scontentando davvero nessuno.

di redazione@varesenews.it
Pubblicato il 22 ottobre 2018
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