Acuta o cronica, ad ogni tosse il suo rimedio

La tosse non è una malattia: i consigli dei pediatri per aiutare i genitori a riconoscere i diversi tipi di tosse e ad agire di conseguenza

Generico 2018

Ad ogni tosse il suo perché: una piccola guida pratica aiuta i genitori a riconoscere i diversi tipi di tosse che, specie in questa stagione, tormentano i bambini giorno e notte.
“La tosse non è una malattia – spiegano i pediatri dell’ospedale Bambino Gesù, autori della guida pubblicata dalla rivista online “A scuola di salute” – La tosse è un riflesso protettivo che serve a ripulire le vie aeree dalle secrezioni o da materiale inalato in modo involontario”.
Il suo ripetersi comporta ansia, disturbi del sonno, stanchezza e scarsa capacità di concentrazione.

TOSSE ACUTA O CRONICA
La tosse acuta si risolve entro 3 settimane ed è causata da una continua esposizione ai microbi, in particolare nei bambini tra i 2 e i 4 anni. Episodi di tosse acuta sono in gran parte legati all’insorgenza di malattie come laringite e pertosse.
La tosse cronica invece dura più di 8 settimane e le sue cause principali possono essere l’asma bronchiale o la tosse somatica.

QUANDO RIVOLGERSI AL PEDIATRA
In generale, se gli episodi di tosse non disturbano la vita quotidiana del bambino e scompaiono dopo 3 o 4 giorni, la tosse sarà da considerarsi del tutto benigna e non sarà necessario ricorrere al pediatra.
Al contrario, la visita sarà opportuna in caso di tosse persistente e per molti giorni, tanto da ostacolare le normali attività quotidiane, oppure in caso di febbre (soprattutto se superiore a 39°C).

FARMACI E RIMEDI
La terapia cambia in base alla causa che ha scatenato la tosse.
I rimedi più utilizzati sono miele e lavaggi nasali: “Il riflesso della tosse, in realtà, è generato da uno scolo di muco dal naso in gola, provocato dal raffreddore. Rimuovere il muco tramite lavaggi nasali è quindi il metodo più efficace – affermano i medici – In commercio esiste una grande varietà di strumenti e rimedi per trattare o prevenire la tosse, ma gli interventi utili ed efficaci sono davvero pochi”.
Gli antibiotici sono utili solo in caso di infezione batterica diagnosticata dal medico.

TOSSE E MALATTIE
La pertosse è una malattia batterica contagiosa, si manifesta con una serie di colpi di tosse ravvicinati fino a lasciare senza respiro. Nei lattanti i suoi segni caratteristici sono l’apnea e la cianosi. Con la vaccinazione contenuta nell’esavalente le manifestazioni cliniche sono più lievi.
La laringite è una patologia respiratoria prevalente in inverno, causata da infezioni virali. In questo caso la tosse somiglia a un verso della foca o a quello di un cane che abbaia. Bisogna tranquillizzare il bambino e preferire la posizione seduta per migliorare la ventilazione. Se la laringite è associata a una difficoltà respiratoria, va eseguita una visita medica.
L’asma bronchiale ha espressioni cliniche variabili che vanno dalla tosse o sibilo all’affanno respiratorio, fino alla manifestazione più grave: il broncospasmo, da non sottovalutare. é bene in questi casi consultare il pediatra che prescriverà una terapia a base di aerosol.
La tosse somatica, o psicogena, è la seconda causa di tosse cronica dopo l’asma bronchiale, non ha origini organiche e insorge nei bambini a partire dall’età di 6 anni. Tra le sue caratteristiche ci sono una lunga durata, il carattere ‘stizzoso’, oppure ‘abbaiante’ con un suono caratteristico che spesso somiglia a quello di un clacson. Nella maggior parte dei casi il sintomo si attenua rassicurando il bambino.

C’è anche un altro tipo di tosse: quella che compare all’improvviso e in modo vigoroso. In questo caso potrebbe trattarsi di inalazione di un corpo estraneo e il bambino non andrà toccato, ma incoraggiato a tossire ancora più energicamente per assecondare il riflesso di espulsione del corpo. Occorrerà avvisare subito il sistema sanitario di emergenza attraverso il numero 112.
“Se il bambino tossisce, piange o urla per la paura, significa che dell’aria sta passando attraverso le sue vie aere e equindi non va in alcun modo toccato o mosso. Se invece il bambino non tossisce più, smette di piangere e non urla più, l’ostruzione potrebbe essere diventata completa, ed è necessario intervenire subito con apposite manovre di disostruzione“, precisano gli esperti.

 

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Pubblicato il 14 novembre 2018
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