Essere una donna nella Shoah

Venerdì 25 gennaio al Collegio Carlo Cattaneo di Varese una giornata di studi, coordinata da Fabio Minazzi, direttore del Centro Internazionale Insubrico

Avarie

In vista della Giornata della Memoria, che ricorre il 27 gennaio, la celebrazione della Shoah da parte del Centro Internazionale Insubrico (CII), Progetto dei Giovani pensatori, si articola quest’anno in un doppio incontro programmato per venerdì 25 gennaio nell’Aula Magna del Collegio Carlo Cattaneo, in via Dunant 7. Tema della giornata è la riflessione sulla presenza femminile nella Shoah, anche attraverso il racconto della mostra «Punti di luce. Essere una donna nella Shoah», che si è tenuta allo Yad Vashem di Gerusalemme, Centro mondiale di commemorazione, documentazione, educazione e ricerca sulla Shoah.

Il primo incontro, dalle 9 alle 12, è rivolto a docenti e a giovani di età scolare. Fabio Minazzi, direttore del CII, presenterà la riflessione «Pensare Auschwitz: dai nomi alla realtà storica»; Patrizia Biagi, docente di Lettere all’Istituto comprensivo Don Milani di Vimercate, spiegherà come lavorare sulla memoria della Shoah a scuola; infine Rossana Veneziano, graduate Yad Vashem e collaboratrice del CII, dà indicazioni teorico-operative con l’intervento «Punti di luce al Liceo Ettore Majorana di Desio».

L’incontro pomeridiano, dalle 18 alle 20, è in collaborazione con Soroptimist International ed è aperto al pubblico. Dopo i saluti di Paola Fantoni, presidentessa del Soroptimist Varese, Fabio Minazzi riproporrà «Pensare Auschwitz». Seguirà la relazione di Marina Lazzari, docente CII, dal titolo «Così che qualcosa… possa entrare in te… dell’Amore. Volti femminili nella Shoah», una riflessione filosofica sulle immagini, come quella della giovane donna icona della mostra «Punti di luce». In chiusura Rossana Veneziano illustrerà «Lo Yad Vashem e la sua filosofia didattica, suggestioni da Gerusalemme».

Spiega Fabio Minazzi, autore tra l’altro del saggio «La filosofia della shoah» (Giuntina, Firenze 2006): «Per pensare Auschwitz io prendo le mosse proprio dai nomi dello sterminio. Olocausto, shoah, universo concentrazionario, genocidio, soluzione finale sono tutte espressioni diverse ed anche antinomiche che cercano di cogliere la cosa stessa di quanto accaduto ad Auschwitz. Quale sarà dunque la parola più adatta a esprimere quanto successo ad Auschwitz? È questa la domanda a cui cerco di rispondere».

di redazione@varesenews.it
Pubblicato il 23 gennaio 2019
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