L’abbattimento dell’ex geriatria è un insulto alla città

Ospedali miniaturizzati, barellaie esaurite, reparti chiusi per ferie. L'analisi della situazione ospedaliera varesina di Pier fausto Vedani

I padiglioni da abbattere al Circolo: geriatria e Santa Maria

Via dalle palle” esiste veramente. È nei pressi di Pescara e di recente ho tradotto il suo significato nel nostro vernacolo per sottolineare la sua particolare adattabilità non solo toponomastica alle difficoltà assistenziali del nostro ospedale, da anni trascurato dalle rappresentanze politiche che a Roma e a Milano dovrebbero tutelarci come cittadini della Repubblica- lo indicano chiaramente le leggi – ma anche come partecipi di quel fenomeno sociale, economico, finanziario e culturale che si chiama Regione Lombardia.

Negli ultimi anni, fatta salva qualche lodevole eccezione, ai nostri politici non è riuscito di difendere la salute del loro elettorato dal saccheggio dei fondi statali da parte dei partiti e dei governi romani; in seguito hanno taciuto sempre su quanto avveniva a nostro danno: hanno collaborato, fedeli ai loro padroni, esaltando uno splendido futuro esistenziale con riforme sanitarie di misteriose struttura e gestione.

E’ noto infatti che la riforma vuole ospedali più piccoli e agili da dove poi dirottare i pazienti in strutture per le cure intermedie che completino e facilitino la loro guarigione..

Il meccanismo si è subito inceppato perché né per legge nè con progetti mai realizzati si può sconfiggere le malattie. E i miracoli non sono nelle facoltà degli umani.

Il disastro si è e subito profilato quando ci si è fermati alla miniaturizzazione degli ospedali e dei loro repartioltre non si è andati se non facendo le fortune di buone case di salute a gestione privata.

Una vera vergogna politica e sanitaria quello che è accaduto a Varese, i cittadini meno abbienti hanno pagato e pagano un duro prezzo perché ci si è dimenticati dei loro elementari diritti pienamente rispettati sino agli Anni 80, prima che scoppiasse il delirio regionale. Per i varesini è stato un crescendo di bugie proclamate come risorse e novità di reparti semivuoti e di barellaie; al tutto si sono aggiunti singolari trattamenti per i dipendenti, quasi fossero dei nemici.

Tra l’altro stipendioni annuali ai burocrati, ma anche 2000 euro al mese ai medici che per sei anni hanno dovuto studiare alla grande per laurearsi. Tutto questo è riscontrabile a livello nazionale a causa di un contratto di lavoro non rinnovato da 10 anni, sublime esempio di schiavismo che sta portando a una generale rivolta dei gilet bianchi.

Al “Circolo” in questi anni il ‘Via dalle palle’ è arrivato sornione a titolari di specialità, a medici autorevoli, a un giovane ricercatore che ha colto un traguardo internazionale prestigioso, mentre ci sono spesso attese incredibili per gli esami clinici e i ricoveri nei deserti dei padiglioni avvengono secondo l’ordine di arrivo dei pazienti al Pronto Soccorso e quindi dopo che i malati già hanno conquistato un posto in quella sorta di accampamento che sono le barellaie, possibile ricordo delle giovanili avventure scoutistiche di qualche avanzo di una leadership lombarda che politicamente è fallita dopo la morte di don Giussani.

Missionari antipatici di una ideologia sanitaria già bocciata clamorosamente al suo esordio, gli epigoni oggi vorrebbero proseguire lungo il percorso della distruzione del passato nobile e sociale del nostro ospedale abbattendo il reparto di geriatria, una vera avanguardia, all’inizio degli Anni 60 donato alla città da un imprenditore e moralmente anche dai suoi lavoratori.

In anni in cui per i vecchi è a volte drammaticamente insufficiente l’ attenzione, si potrebbe non trovare posto anche nel gioiello del Molina e allora l’abbattimento del padiglione Cattaneo è un insulto alla città che nei fatti ha sempre amato i suoi vecchi, che
si è ribellata di recente per vicende di scarsa opportunità politica a danno del “suo” Molina.

Ci si vuole cinicamente disfare di un monumento di civiltà sociale, donato da privati ai meno abbienti bisognosi di cure.

E’ possibile che la struttura oggi non abbia più i requisiti sanitari richiesti dalle leggi, ma è incredibile che nessuno abbia pensato alla fame di posti letto, a una residenza assistita per gente malata di vecchiaia o per i convalescenti, oppure a studi per l’attività privata dei medici ospedalieri come hanno fatto altre città. E posti letto , 96, del Cattaneo risolverebbero problemi anche per gli studenti dell’Insubria o i medici in attesa di sistemazione. Senza accantonare l’ipotesi di un legame con il Molina.

I cronisti seguiranno questa vicenda e i loro attori politici dando appuntamento a quando essi si batteranno per un seggio. Non è una minaccia è una promessa.

Quasi dimenticavo il ‘Foeura di ball’ alla signora anziana rimasta senza assistenza dopo che le hanno tolto un “tumorino”: il repartino suo era chiuso per ferie natalizie sino al 7 gennaio, nessuno rispondeva alle sue telefonate, in ospedale non ha trovato un interlocutore anche perché la signora ha rinunciato essendoci la prospettiva di fare ore di coda al Pronto Soccorso. Aveva bisogno di una rassicurazione in ordine
alla ferita che presentava delle novità inattese.

E siccome piove sul bagnato la signora ha avuto anche un problema a un occhio; premuroso in ospedale il personale, ma il reparto ha vari problemi, anche di macchine guaste ragione per cui per certe situazioni si deve attendere il 2020. La cura dell’occhio però si impone ed ecco che le trovano un posto a Busto Arsizio.

Naturalmente a suo carico il viaggio e disagi vari.

Salvini ha ricevuto applausi facili in tv quando ha detto che deve dare la precedenza agli italiani in difficoltà. Anche nella sanità la nostra cara Varese ha problemi, notevoli per la cura degli anziani, anche di quelli che hanno ancora un pizzico di autonomia. Visto il
tourbillon di visite fuori sede, sarebbe giusto almeno il modesto rimborso del biglietto a chi deve mettersi in viaggio per avere cure che prima erano sotto casa. E che tra l’altro non incidevano su una modesta pensione. Ci può pensare anche il grande cuore di Varese a questo problemi?

Che nostalgia di Trombetta, Morandi, Nidoli, Ballerio.
Davvero Varese non può riprendersi l’ospedale di Circolo e l’Università?

di
Pubblicato il 09 gennaio 2019
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