“Rapinò la sciarpa ai tifosi del Modena”, quarantenne a processo

I fatti risalgono al 2014 quando al sacro Monte si incontrarono per caso gli appartenenti alle due tifoserie


Avarie

«Adesso quella sciarpa te la togli, me la dai, e io la metto nella spazzatura».

Ma il tifoso della squadra avversaria non ne volle sapere e dal parapiglia che ne seguì una persona si fece male e ora i fatti arrivano a processo con capi d’imputazioni pesanti: lesioni e rapina aggravata.

Tutto per una sciarpa, anche se in realtà quel pezzetto di cotone colorato, in alcuni ambienti, ha il valore del paramento sacro.

Ci sono gli sfottò e i cori brutti, i gestacci e le bestemmie. Ma fuori dagli episodi di violenza esplicita, quando due tifoserie non si amano c’è una cosa che fa imbestialire più di altre: la “camminata”.

È un gesto di sfida che fanno i tifosi ospiti spesso nel centro della città dove si disputerà la partita, a passo lento e con bene in evidenza i colori della loro formazione del cuore.

Quasi ciò che avvenne nel novembre del 2014 quando al Franco Ossola si disputava Varese-Modena, partita di serie B vinta per due a zero dai padroni di casa (doppietta di Luca Miracoli). Un gruppetto di tifosi emiliani – tecnicamente “cani sciolti” poiché fuori dai circuiti organizzati – vennero ospitati da alcuni amici di Varese proprio in occasione della partita: colazione, giretto veloce in città e pranzo al sacro Monte in un noto locale appena fuori dal meraviglioso borgo.

Ma qui, oltre ai quattro tifosi emiliani e alla compagnia di amici varesini, ecco un’altra tavolata coi tifosi del Varese con le proprie famiglie al seguito.

La ricostruzione la offre l’avvocato Stefano Amirante, difensore dell’unico imputato oggi a processo: «Dalle testimonianze è emerso che i due tifosi del Varese implicati in questa vicenda, tra cui il mio assistito, si sedettero al tavolo dei modenesi e gli chiesero di togliersi la sciarpa. Da qui nacque un parapiglia per la sciarpa ma una terza persona, uno steward dello stadio si mise di mezzo e in un secondo momento si prese una manata al volto che lo fece svenire».

Quello che contesta il pubblico ministero è dunque la sottrazione della sciarpa con la violenza (la rapina) e le successive lesioni (con una prognosi piuttosto elevata per via di una frattura del setto nasale, guaribile in più di 20 giorni).

Durante quei fatti era presente anche un agente della polizia in borghese che avvisò il 112 e le Volanti riuscirono a rintracciare i due tifosi del Varese che nel frattempo avevano già gettato la sciarpa in un bidone dell’immondizia a qualche decina di metri dal ristorante.

Ai due varesini, incensurati, venne comminato il Daspo per cinque anni (di cui uno, quello affibbiato all’imputato in aula oggi, con obbligo di firma). Entrambi vennero appunto denunciati in concorso per rapina, mentre per uno dei due vennero contestate anche le lesioni.

Uno dei due imputati – con la posizione meno grave – venne prosciolto in udienza preliminare difeso dall’avvocato Paolo Bossi per “particolare tenuità del fatto” (art 131 codice penale), mentre le sorti processuali dell’amico biancorosso verranno definite nel passaggio processuale successivo, in calendario a giugno.

La persona offesa – cioè quella rimasta ferita nella colluttazione – si è dichiarata parte civile.
 Nella prossima udienza verrà sentito l’imputato e le parti daranno inizio alla discussione finale.

di andrea.camurani@varesenews.it
Pubblicato il 23 maggio 2019
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