Al Teatro di Cuvio si sfidano a duello, ma sono due pianisti

I pianisti Adalberto Maria Riva e Massimiliano Genot hanno dato vita a un'avvincente sfida a colpi di note

Avarie

Pratica antica quello del duello musicale, soprattutto al pianoforte, anche se agli albori del 700 Scarlatti e Handel si confrontarono a Roma al clavicembalo e all’organo, ma il pianoforte fu sempre il preferito nei duelli predisposti nei salotti aristocratici o addirittura dai sovrani, come il celebre duello architettato dall’imperatore Giuseppe II a Vienna, nel 1781, tra Mozart e Clementi.

Poteva esimersi dal riproporre eventi ormai persi nella memoria del tempo, ma colmi di fascino per gli appassionati della musica, quella che per i medesimi va scritta con la lettera maiuscola perché ammantata d’eternità, Cuvio con la sua consolidata Estate culturale?

Momenti musicali, l’associazione culturale che promuove, con l’encomiabile supporto dell’amministrazione comunale, rappresentata nell’occasione dal sindaco Enzo Benedusi, e della Pro Loco del presidente Giovanna Mutterle, non si è fatta sfuggire l’occasione, avendo a disposizioni due virtuosi della tastiera come i maestri Adalberto Maria Riva e Massimiliano Genot, grandi concertisti non solo in Italia, ma soprattutto all’estero, Americhe comprese, di sollevare il pesante drappo che copriva l’uso del duello musicale e suggerirlo ex-novo, implicando la responsabilità del pubblico, che avrebbe dovuto sancire il vincitore.

Teatro di Cuvio saturo, già molto prima dell’inizio della contesa, gente in piedi o confinata nel corridoio e pianoforte torreggiante sul palco in attesa dei protagonisti che alfine emergono e iniziano a comporre quello che sarà un simpatico accompagnamento dell’esibizione pianistica: un siparietto di battute improntate a ricreare le atmosfere del Settecento e dell’Ottocento, i secoli nei quali i grandi interpreti della musica classica del tempo, Beethoven compreso, si cimentarono in sfide intense a colpi di virtuosismi.

Il fascino del duello può cominciare. Non si tratta di scomodare Manzoni e il suo “Conte di Carmagnola”, non si odono squilli di tromba, rimbombar di cavalli e fanti, non vengono sguainate spade, ma rimbalzar di note, tasti sfiorati con dolcezza oppure premuti con decisione, in un’alternanza d’armonie che riempiono gli spazi, penetrano fra gli abiti, attraversano l’epidermide dello spettatore coinvolgendolo, trasportandolo al di fuori della reale dimensione del luogo, del tempo, trascinandolo in una specie di empireo dantesco.

Sembra che le note si trasformino in minuscole, iridescenti goccioline sollevate dal mormorio delicato di un torrente di montagna, le cui limpide acque si frantumano allorché incontrano i levigati massi entro i quali devono scorrere e si scorgono, come in un film animato di Walt Disney, le trote iridee coinvolte nell’ascolto, immobili, solo un lieve movimento delle pinne fluttuanti, parrebbe che ne portino una all’altezza del muso, per sostenerlo in estasi, avvinte dalla dolcezza della musica.

Adalberto inizia la schermaglia, con il suo abituale stile elegante incanta e trascina e, al termine, è letteralmente sommerso dagli scrosci degli applausi, Massimiliano non vuole essere da meno e con la sua naturale esuberanza e ardore sciorina melodie per essere parimenti applaudito.

La contesa prosegue appassionante, Genot incanta con un’interpretazione travolgente di Beethoven, Riva, con sottile malizia, si affida a Chopin, alla sua ammaliante “Polonaise”, suonata con passione e trasporto. E il pubblico che deve decidere il vincitore?

Ma ha già scelto, era scontato, data l’enorme capacità tecnica e interpretativa dei due Maestri, che il risultato sarebbe stato un salomonico pareggio, sancito ancora maggiormente dal pezzo finale di Grieg, una sonata a quattro mani a pietrificare ulteriormente l’impossibilità di una scelta.

Del resto in una competizione del genere, nel duello rusticano ove non balenano lame affilate, ma precipitano valanghe di note, un vincitore c’è sempre ed è sempre lo stesso: la musica.

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Pubblicato il 08 luglio 2019
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